sabato 31 maggio 2014

BocceBoccetteEQuant'altro - Parte I



Il signor Alfieri gongolava tutto alla fine della partita, appena conclusasi sul 50 a 15 in suo favore.
Si muoveva leggiadro lungo il tavolo da biliardo con una grazia che non gli avresti dato, visti i cento e passa chili che si portava dietro.
A vederlo entusiasta, la pancia prominente, il doppio mento, la camicia a quadrettoni aderente al corpo, i pantaloni sorretti da due bretelle marroni (nell’insieme la figura che ricordava un salumiere di provincia), veniva da sorridere.
Mi divertiva pensare come un’innocua sfida a boccette, giocata in una calda serata di Luglio, in una piccola sala da biliardo, in un villaggio turistico del varesotto, fra lo stesso Alfieri e il sottoscritto, sedicenne brufoloso che a malapena conosceva le regole alla base del gioco, potesse suscitare nell’omone che avevo di fronte tanta contentezza.
Ad ogni colpo azzeccato, ad ogni birillo abbattuto, col punteggio del mio avversario che rapido si incrementava, l’Alfieri si sbrodolava nell’elogio personale:
”Sai, sono stato campione provinciale quando avevo la tua età” commentava, fissandomi con un’occhiata che esprimeva compatimento.

“Ora guarda cosa ti invento” e via con un colpo a tre sponde che terminava con la sua biglia a spingere delicatamente il pallino sul castello dei birilli.

Io mi arrabattavo come potevo, non ero in grado, non avendo mai giocato prima d’allora, di calcolare traiettorie, di immaginarmi tiri elaborati che andassero oltre il semplice centrare in modo diretto le biglie dell’Alfieri o il tentare un’approssimazione al pallino per fare punto.

Unica consolazione era pregustare un’ipotetica rivincita nel torneo di bocce che negli stessi giorni si svolgeva nel villaggio turistico e che giunto alle semifinali mi vedeva in lizza con l’Alfieri medesimo.
Nelle bocce era un’altra storia: conoscevo le regole e le tattiche di gioco per il quale,  sin da piccolo, avevo mostrato di possedere una naturale predisposizione.
Buon puntista, ma soprattutto ottimo bocciatore.
L’Alfieri se le cavava discretamente anche se il fisico gli rendeva difficoltoso abbassarsi quando lasciava la boccia, per andare a punto, e ancor di più mantenere un buon equilibrio nel prendere una (per lui breve) rincorsa per colpire di raffa.

La rivincita era sì possibile, ma non sicura.
Mi ritrovavo nella parte alta del tabellone contro un “indigeno”, un muratore di Luino di nome Saverio, giocatore grintoso ma non molto dotato da un punto di vista tecnico: stando alle previsioni avevo ottime probabilità di giungere in finale.
L’Alfieri era al contrario nella non facile condizione di affrontare il Sor Mario di Latina, un ometto sull’1 e 60, smilzo, sulla cinquantina, sempre abbronzato, solito indossare camicie bianche sbottonate nella parte alta a mostrare una catenina d’oro con annesso crocifisso, infallibile o quasi nella bocciata.
Il Sor Mario tempo addietro aveva giocato a livello nazionale: in un torneo di poche pretese per villeggianti, dotati nella stragrande maggioranza dei casi di scarso spirito agonistico, lui appariva come Eddy Merckx in una gara ciclistica per dilettanti.
In teoria la finale mi avrebbe visto sfidare il Cannibale del Pallino nella riedizione di uno scontro avvenuto l’anno precedente e terminato con un netto 12 a 4 per il più quotato contendente.

Le semifinali erano previste per mercoledì, teatro della sfida il campo da bocce situato al centro del villaggio turistico.
Si trattava a tutti gli effetti di un campetto di second’ordine, all’aperto (circondato da piccoli alberi piantati due anni prima lungo i lati) con le assi di legno in più parti rovinate e con un segnapunti rotondo in ferro arrugginito.
Le bocce in dotazione erano verdi e rosse di dimensioni fra loro differenti.
Solo il Sor Mario, unico “professionista”, utilizzava bocce personali che, poco prima di effettuare il tiro, strofinava e ripuliva dai granelli di sabbia con il canonico straccetto in pelle dal colore giallo.

9 commenti:

Silver Silvan ha detto...

E poi?!

PuroNanoVergine ha detto...

@Silver Silvan
E poi ci saranno una II e III parte...

Silver Silvan ha detto...

Aaaah, 'mbè.

Sefora Haboker ha detto...

Dunque, ci saranno altre puntate, in effetti mi sembrava che ci fosse qualcosa di incompiuto nel racconto.
Devo dire che mi piace come è scritto. Noto una cosa, anche se non da moltissimo ti leggo, PNV. Forse sbaglio ma mi sembra che lo stile e gli argomenti siano cambiati, mi sembra che adesso ci sia una ricerca, quasi un frugare attento, meticoloso, quasi nostalgico tra i ricordi personali e questo ha condotto inevitabilmente anche a un trasformazione, a un’ evoluzione dello stile, del modo di “porgere” di PNV. Magari sbaglio, ma a me sembra così. Comunque, bello.
Sefora

Anonimo ha detto...

scrivi bene e lo si sa. Io però ti preferisco nel genere letterario umoristico vivalepippe, dove mi fai scompisciare dalle risate
lisistrata

Silver Silvan ha detto...

Più probabile che scriva qualcun altro. Scambiarsi i blog fertilizza l'ispirazione, sembra.

PuroNanoVergine ha detto...

@Sefora Haboker
Non sbagli, anzi hai colto in pieno il cambiamento.
Non è un cambiamento definitivo, ma in queste settimane mi viene più naturale, direi che è esigenza vera e propria, mostrare un PNV diverso dal solito.

@Lisistrata
Torneranno le pippe, al momento opportuno.

@Silver Silvan
Non conoscevo la pratica (insana) dello scambismo dei blog (me ne terrò alla larga ;-))

Silver Silvan ha detto...

Ahahahah, bravo!

Silver Silvan ha detto...

Ah, potrei commentare il suo ultimo post,

;