domenica 20 luglio 2014

On-Off



La gente ci osserva di sbieco, meravigliata nel vedere cinque persone all’apparenza normali (anzi, uno quasi normale, il PuroNanoVergine, e quattro suoi  colleghi di lavoro) addobbata in modo stravagante: giubbotti imbottiti, calze e calzoni in lana, cappellino da montagna, guanti in pelle, mutandoni di cachemire (quelli non si vedono, ma giuro, li indossiamo, nonostante il prurito alle chiappe).

Nulla di strano, degno di attenzione, che provochi commenti ironici, se non fossimo al 18 Luglio.
32 gradi all’ombra, umidità 77%.
Gocce di sudore che rigano il viso, si accumulano sulle ascelle, fanno aderire la maglietta della salute alla schiena, infiammano l’interno pube, gorgonzolizzano i piedi.

No, non siamo ammattiti.
Immobili, sulla banchina della fermata autobus, attendiamo il pullman aziendale che finalmente (ore 8 e 37) si profila all’orizzonte.
All’interno del mezzo, sulla sinistra, la figura in parte nascosta dal parabrezza azzurro, siede l’autista dall’inconfondibile, per noi, cappellino blu.

Lento, parcheggia il pullman a fianco del marciapiede per poi aprire la portiera anteriore.

Poco prima di salire calco il cappello in testa e infilo le mani nel giubbotto.
Dall’interno bus un vento siberiano mi colpisce dritto al viso, le gocce di sudore si ghiacciano all’istante, evito di inspirare per non compromettere la salute dei piccoli polmoni.
Il cappellino blu mi sorride mentre alza il volume dell’autoradio: “Tu sei la mia… simpatia…” parole (e musica) di Raoul Casadei.
Rispondo sorridendo con un “Fottiti” che lui non sembra comprendere.

Il corridoio centrale ha una moquette rossa che l’umidità e la temperatura polare rendono scivolosissima.
Procedo lentamente, passo dopo passo, osservando la formazione di stalattiti che pende dal tetto del pullman.
Vorrei sedermi nelle ultime file, ma mi tocca desistere dal proposito: sono già occupate da casse di trote surgelate.
Mi fermo a metà strada (a distanza di sicurezza dalla mazurka dell’autoradio che, dove mi trovo ora, è un sottofondo ancora sopportabile).

Non faccio in tempo a poggiare le chiappe prudenti (participio presente) sul sedile in stoffa (sdrucita) che sento, sotto lo stesso sedile, una strana creatura lamentarsi, involontariamente colpita dal mio piede destro.
Un balzo, un’esclamazione di stupore e di spavento, un mio: “Cazzo, ma non è il remake di Madagascar!”
Il pinguino esce allo scoperto e fugge disperato. 

* * *

Il 18 Dicembre le stesse cinque persone attendono sulla banchina l’arrivo del pullman.

L’abbigliamento sembrerebbe consono alla stagione (giubbotti imbottiti, calze e calzoni in lana, cappellino da montagna, guanti in pelle, mutandoni di cachemire, con annesso prurito) e in effetti lo è, fino all’arrivo del bus (ore 8 e 37: CappellinoBlu è puntuale, ligio al ruolo di autista aziendale).

Parcheggio del mezzo a lato del marciapiede, apertura porta anteriore.

Dall’interno bus una folata di scirocco bollente mi colpisce il viso, rigato all’istante da. gocce di sudore che, in pochi secondi, si accumulano sulle ascelle, fanno aderire la maglietta della salute alla schiena, infiammano l’interno pube, gorgonzolizzano i piedi

CappellinoBlu mi sorride mentre alza il volume dell’autoradio: “È la mazurka di periferia…” parole (e musica) di Raoul Casadei.
Rispondo sorridendo con un “Fottiti” che lui non sembra comprendere.

Inizia l’opera di svestizione: tolgo cappello, guanti, giubbotto, maglione, camicia, calzoni, calze di lane, scarponi.
Dallo zaino Invicta estraggo un paio di ciabatte da spiaggia che indosso prima di affrontare il corridoio centrale ricoperto da una fumante moquette rossa.
Un flash: PNV come Mino Damato, pronto a camminare sui carboni ardenti.

Ciabatte, maglietta della salute e mutandoni in cachemire che mostrano un evidente rigonfiamento puberale.

“Uei PNV, cos’è quella roba lì? Ha una pistola nelle mutande o è solo felice di vedermi?” la domanda in stile Mae West della poco ingenua signora Monegaschi, la tettona del marketing che mi sorride sballonzolando il bikini mostra poppe.

“La seconda che ha detto, signora Giulia, la seconda!” nonostante i 45 anni di verginità (sono una bomba al testosterone pronta ad esplodere alla minima sollecitazione sessuale) le ho mentito, sicuro che lei confidi nella mia purezza (e sincerità).

Il breve dialogo è interrotto dal profumo di uova fritte che il ragionier Burlandi ha da poco finito di cuocere sul sedile a fianco il suo (vi sieti chiesti perché ho tenuto i mutandoni in cachemire? Meglio il prurito dell’ustione).

* * *

In questo alternarsi di gelo artico e canicola sahariana lui, CappellinoBlu, il conducente dal Q.I. non pervenuto, rimane imperturbabile.
Guida con calma il pullman dal parabrezza azzurrino, ascolta le cassette targate Raoul Casadei, sorride ai cinque sventurati che non possono fare a meno della navetta aziendale (incapace di decifrare dal mio labiale un inequivocabile “Fottiti”), aziona il riscaldamento o il raffreddamento con le manopole (rossa la prima, azzurra la seconda) che ha sul cruscotto del bus, portandole sempre al massimo livello, causa del calore insopportabile d’inverno e d’un altrettanto insostenibile freddo nei mesi estivi.
La tortura climatica che va avanti da diversi anni potrebbe proseguire a oltranza, se non fosse che il PuroNanoVergine, ormai prossimo all’andropausa, abbia deciso che sia giunta l’ora di porvi fine, di dire stop, un bel BASTA a lettere maiuscole, di usare l’arma segreta che la signora Monegaschi ha giustamente indicato essere una pistola (convinta però che non lo fosse).

* * *

Le ultime cazzutissime note di “Ciao mare”  (indovinate voi l’autore) hanno da poco terminato di perforare i miei delicati timpani.
Mi alzo dal sedile, aggiusto il “pacco” metallico che porto nei mutandoni di cachemire e mi incammino lento, ma deciso, lungo il corridoio (la moquette rosso abbrustolita rende difficoltosa la traversata).
CappellinoBlu, col consueto sorriso idiota che scarrozza lungo le desolate valli della periferia urbana, muove l’ampio volante del pullman.
Non si è accorto del nano armato che decide di presentarsi con un leggero toc toc sulla spalla destra.

PNV                           Accosta.
CappellinoBlu           Come?
PNV                           Premi il freno e parcheggia il bus.
CappellinoBlu          Ma non ci penso proprio! Io vi devo portare in uffi… gulp!!

Fa sempre uno strano effetto la mia Smith & Wesson 686.

PNV                           Ti piace?
CappellinoBlu           La prego, abbassi quella canna
PNV                        Non è una canna qualsiasi, imbecille. È una Smith & Wesson 686.

Le sue mani iniziano a tremare mentre aprono il cassetto del cruscotto per estrarre un portafoglio in pelle marrone.

CappellinoBlu             Tenga, è tutto quello che porto con
PNV                             Non è una rapina qualsiasi, demente. Devo solo farti una richiesta.
CappellinoBlu            Quale?
PNV                             Hai presente quelle due manopole?

Con la canna del revolver indico il condizionamento.

CappellinoBlu      Certo. Una serve per riscaldare e l’altre per raffreddare.
PNV                      Esatto. Ora fammi vedere come sei bravo a manovrarle.

Cappellino Blu con la mano destra, dal tremore meno evidente, porta da MAX a 0 la manopola rossa e subito dopo da 0 a MAX quella azzurra.

CappellinoBlu            Ho fatto come mi ha detto.
PNV                             Riaccendi il caldo e spegni il freddo.

Manopola rossa MAX, azzurra 0.

CappellinoBlu            È con… con… contento?
PNV                             No, che non lo sono, deficiente.

Nel suo sguardo il vuoto assoluto.
Provo, inutilmente, a colmarlo.

PNV                      Quelle cazzo di manopole si accendono e si spengono, ma non sei obbligato, porca di quella troia impepata, a portarle dallo 0 a MAX e viceversa. Non puoi farci crepare di caldo d’inverno e di freddo d’estate  Esiste ANCHE una regolazione intermedia!.

CappellinoBlu            Lo so.
PNV                             Lo sai?
CappellinoBlu            Sì, lo so. Ma non è più come una volta.
PNV                             ?
CappellinoBlu            Prima che inventavano i computer.
PNV                             ??
CappellinoBlu        E quella storia del mondo che funziona tutto in binario.
PNV                             ???
CappellinoBlu            Cioè, o scegli 0 o scegli 1. Ha capito?
PNV                             ????
CappellinoBlu            In questo caso On-Off.

Sorridendomi, la mano di nuovo sulla manopola rossa.

CappellinoBlu         Vede? 0 e la spengo, 1 e la accendo. Mica mi posso fermare a 0,5. Non esiste al giorno d’oggi lo 0,5. È un mondo binario.

PNV                            Davvero?
CappellinoBlu            Davvero!

Breve nano riflessione e poi…

PNV                           Pensa che prima di questa spiegazione, perché di spiegazione trattasi, per quanto da mongoloide non redimibile, avrei voluto procurarti un lieve dolore al piede destro, ma, se devo stare alle tue parole, al mondo binario, allo 0 e all’1, mi sa che questa scelta non sia più percorribile.

Nel suo sguardo il vuoto assoluto.
Provo, questa volta utilmente, per lui si intende, a colmarlo.

PNV                           Voglio dire che data in input la mia Smith & Wesson 686, un autista minorato da punire, un 1 che corrisponde all’autista ancora vivo e vegeto, uno 0 come unica alternativa, dove lo 0, nello specifico, non può non coincidere con l’autista morto stecchito, beh, insomma, ci siamo capiti.

Terminata la frase, Raoul Casadei prova ad accennare “La ballata del camionista”, ma il primo proiettile della mia Smith & Wesson lo zittisce.

CappellinoBlu inizia a singhiozzare, odore di urina nei lindi pantaloni d’autista.

PNV                  Non piangere. Ci sarà Raoul Casadei a tenerti compagnia.

Abbasso il grilletto del revolver, glielo punto alla tempia, lui chiude gli occhi, il sorriso non accompagna più l’espressione ebete, la solita ebete espressione, poi premo il grilletto, un istante dopo aver rivolto la canna verso il piede destro della mia vittima.

CappellinoBlu  e gli ululati di dolore.

PNV                         Sei fortunato. La tua spiegazione non mi ha convinto. Non esiste un mondo reale che sia solo binario. Questo vale per quelle fottute manopole così come per la tua inutile pellaccia. E ora riparti. 

CappellinoBlu            Ma non posso! Il piede!!
PNV                             Riparti, cazzo!

Mi volto per tornare al posto, il motore del pullman inizia a bofonchiare, reinfilo la Smith & Wesson 686 nei mutandoni.
Avanzo con circospezione lungo il corridoio ancora fumante e raggiungo il sedile della signora Monegaschi.
Lei mi guarda negli occhi, poi abbassa lo sguardo sul rigonfiamento in cachemire, per tornare a fissarmi.
Scuote la testa e sussurra un:
“Mi ha mentito.”
Nelle sue parole, una nota di amarezza.

8 commenti:

Silver Silvan ha detto...

Ma povera collega arrapata ... Pure lei, che megalomane! Poteva procurarsi un'arma da borsetta, almeno poteva svicolare con la scusa del pistolino!

Curioso e spassoso post. Manco a farci apposta, proprio stamattina parlavo di impianti di riscaldamento e di raffreddamento col nipote ingegnere. Mi ha detto che ora vogliono tutti quello a pavimento che consente di scaldare o raffreddare la temperatura delle stanze grazie all'immissione di acqua calda o fredda nelle tubazioni sottostanti. Geniale! Peccato che le abitazioni moderne siano diventate una sorta di bunker antiatomico sigillato con silicone e finestre che non fanno passare uno spiffero. Dopo un po' l'umidità regna sovrana, all'interno delle stanze, con produzione di goccioloni vari. Io, col mio vecchio metodo, finestre all'ombra spalancate/finestre al sole chiuse con tapparella spinta in là, mi sono sentita un genio!

Non avrei raccontato questa cosa, se non mi fosse sembrata strana la coincidenza dell'argomento trattato in questo post. Signor PNV, lei è mio nipote? In caso contrario, a che ora scrisse questo post?

mafalda ha detto...

La gorgonzolizzazione dei piedi diventerà un modo di dire di famiglia, grazie a te.
Rende perfettamente l'idea.
Bel racconto :)

PuroNanoVergine ha detto...

@Silver Silvan
Mi spiace, ma non credo di essere un suo nipote in incognito ;-)
Il post lo scrissi molto tempo (meteorologico) fa (non ricordo esattamente quando).

@mafalda
Spero solo sia un modo di dire e non un problema concreto :-)
Grazie per l'apprezzamento.

yetbutaname ha detto...

PNV inferocito
manca un me al cappellino blu
tenere a zero entrambe le manopole avrebbe potuto evitargli la perforazione dei piedi?
ciao

Sara Scavolini ha detto...

Sulla questione dell'abbigliamento estate/inverno pensavo di essere scema io...
Stessa cosa! Dove lavoro, d'estate sono -18° e quindi scarpe chiuse, pantaloni lunghi e maglia lunga (meglio se di lana). D'inverno tocchiamo i +32 e quindi short, canotta e infradito.
Il problema è fuori di qui, quelli che ti guardano pensano che stai male grosso! :) un bacio

PuroNanoVergine ha detto...

@yetbutaname
Sì, l'avrei risparmiato.
Ciao.

@Sara Scavolini
L'area condizionata a palla o il riscaldamento equatoriale sono problemi diffusissimi (bus, metro, centri commerciali...).
In molti si lamentano, invano.
Baci e abbracci.

Ariane d'Auble ha detto...

Mi piace come sceneggi, PNV. Hai senso del ritmo...:-)

PuroNanoVergine ha detto...

@Ariane d'Auble
Grazie per il complimento.
Cerco di avere senso del ritmo (ma anche del ridicolo :-))

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