sabato 8 luglio 2017

(Ec)citazione #12

Flajšman raggiunse finalmente la strada di periferia dove abitava, insieme con i genitori, nella villetta di famiglia circondata da un giardino. Aprì il cancello, ma invece di proseguire fino alla porta, si sedette su una panchina al di sopra della quale si arrampicavano le rose che sua madre curava amorevolmente.
Nella notte estiva galleggiavano i profumi dei fiori, mentre le parole “colpevole”, “egoismo”, “amato”, morte”, salivano in petto a Flajšman e lo riempivano di un piacere esaltante, al punto da dargli l’impressione che sulla schiena gli fossero spuntate le ali.
In quel fiotto di malinconica felicità si rese conto di essere amato quanto mai prima. Certo, già diverse donne gli avevano manifestato la loro simpatia, ma adesso doveva essere freddo e sincero con se stesso: si era trattato sempre di amore? Non era stato talvolta vittima di illusioni? Non si era talvolta immaginato molto più di quanto non ci fosse in realtà? Klára, ad esempio, non agiva in realtà più per interesse che per amore? Non le interessava in realtà più l’appartamento che lui le avrebbe procurato che non lui stesso? Alla luce del gesto di Elisabet ogni cosa impallidiva.
Nell’aria galleggiavano parole splendide e Flajšman si ripeteva che l’amore ha un solo termine di confronto: la morte. Alla fine del vero amore c’è la morte, e solo l’amore che termina con la morte è amore.
Nell’aria galleggiavano i profumi e Flajšman si domandava: riuscirà mai qualcuno ad amarlo come lo ama quella donna non bella? Ma che cosa sono la bellezza o la bruttezza di fronte all’amore? Cos’è la bruttezza di un viso di fronte al sentimento nella cui grandezza si rispecchia l’assoluto stesso?

(L’assoluto? Sì. Flajšman era un ragazzo da poco gettato nel mondo degli adulti, un mondo pieno di incertezze. E se anche correva dietro alle ragazze, quello che cercava era soprattutto il conforto di un abbraccio infinito e immenso, che potesse redimerlo dall’infernale relatività del mondo appena scoperto). 


(Amori ridicoli – Milan Kundera)

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