sabato 6 gennaio 2018

Mo' (nun) te magno

In fondo è un maccherone, un solo maccherone su trenta (o poco più).
L'unico maccherone che nel passaggio dalla scolapasta al piatto si è lanciato, sprezzante del pericolo, con ardore futurista, desideroso di sperimentare la libertà di un volteggio carpiato, nel vuoto, lo spazio che separa il lavello della cucina dal pavimento piastrellato (mosaico di piccoli quadrati color rosso ciliegia).
Ho posato il piatto con la pasta fumante sul tavolo e ho raccolto il Greg Louganis di grano saraceno posandolo, con delicatezza, di nuovo sul lavello.
Cosa farne?
Dargli una rapida lavata e poi aggiungerlo ai suoi fratelli di primo piatto?
No.
Il contatto con l'acqua me lo renderebbe indigesto, il bagno potrebbe influire sulla cottura (ben al dente) oltre a ridurne la sapidità.
Soffiargli sopra, l'alito caldo della mia bocca, per togliere lo sporco delle piastrelle?
No.
Sarebbe un intervento palliativo, non sufficiente per eliminare le orde di batteri che di sicuro vi saranno saliti sopra (piccoli cowboy a cavalcioni dell'inaspettato puledro carboidratico) pronti a introdursi nella mia delicata gola, per sua natura predisposta ad arrossire.
L'unica scelta possibile è ignorarlo, almeno per il tempo necessario a mangiare il piatto di pasta, prima che raffreddi.
Lascio quindi Louganis sul lavandino e, dandogli le spalle, mi siedo, pronto a condire, parmigiano reggiano e un filo di olio, i suoi commilitoni.
"Sento" il suo sguardo che mi osserva e mi giudica.
Forse che parmigiano e olio siano un condimento non all'altezza?
Roba per PuroNani rachitici inadatti alla cucina, incapaci a godere delle sfiziosità culinarie?
Trenta maccheroni (o poco più) avrebbero meritato un'amatriciana come Masterchef comanda? O una quattro formaggi? O un timballo con salsiccia e carciofi?
Fantascienza.
Ha ragione Greg, certe ricette sono al di fuori della mia portata, per non parlare dei sensi di colpa che avrei nel concedermi un primo piatto ultracalorico.
Termino i trenta (o poco più) maccheroni nel tempo di 2 minuti e 18 secondi!
Mi volto, la bocca ancora ruminante e do un'occhiata all'unico superstite.
Lui mi ignora.
Anzi, finge di ignorarmi (troppo facile giudicarmi mentre gli davo le spalle: se sei un maccherone tutto d'un pezzo prova ora a criticare le mie scelte di condimento, fusillanime!).
Lo afferro, pollice (opponibile) e indice della mano destra a tastarne il grado di vivezza.
È morto.
Tre minuti all'aria aperta lo hanno stecchito.
Posso procedere, senza sensi di colpa, a lavarlo sotto l'acqua fredda.
Terminata l'abluzione strappo un foglio di rotolone Scottex e asciugo ben bene il fu Greg Louganis.
Prima la parte esterna e poi, introduzione delicata del foglio di Scottex nella cavità maccheronica, quella interna.
Cosa farne ora?
Gettarlo nel bidone dell'umido?
No.
Un maccherone merita degna "sepoltura".
Sì, ma dove?
Siamo ai primi di gennaio: uscire, andare al parco pubblico, scegliere la quercia secolare sotto la quale scavare una piccola buca per infilarci il defunto?
Non se ne parla: il parco è distante da casa mia circa un chilometro (un sacrificio del genere sarebbe concepibile, forse, per un pesciolino rosso, un gatto siamese, un chihuahua, una suocera ottantaduenne, non per un cilindro di pasta, per quanto di grano saraceno Dop, acquistato all'Esselunga).
No, serve "sepoltura" casalinga.
Attimo di riflessione (il cervello a immaginare una bara ad hoc, la memoria a ricordare colui che fu) e... la soluzione!
La custodia per gli occhiali Gucci che conservo, inutilizzata da decenni, in uno dei cassetti del mobile del salotto.
Color marrone, un'anima in alcantara, l'esterno in pelle (sintetica, lo ammetto) una tridimensionalità sufficiente per poter adagiare, come sto facendo ora, il maccherone al suo interno.
Una volta posato, chiudo, con la dovuta partecipazione emotiva, solennità del momento, l'astuccio.
"Ciao Greg", sussurro, "che il rigor mortis ti conservi al dente, per sempre!".
Amen.

11 commenti:

Silver Silvan ha detto...

"Fusillanime" è grandiosa. I boccolotti ribelli vanno ingollati all'istante, senza pietà e senza ripulirli. Rafforzano il sistema immunitario.

PuroNanoVergine ha detto...

@Silver Silvan
Sul fusillanime l'ho pensata, so che ama fare giochi di parole (le vengono bene) e immaginavo apprezzasse ;-)

tiglie&gelsominO ha detto...

Hai un pavimento stupendo...

PuroNanoVergine ha detto...

@tigli & gelsominO
In realtà è solo una parte del pavimento vicino all'angolo cucina (il resto è parquet).

tiglie&gelsominO ha detto...

Bello anche così, il mio è marmo del '73, vissuto...

CirINCIAMPAI ha detto...

Quando condividevo l'appartamento e la vita con sua felicità non dovevo mai preoccuparmi dei temerari maccheronici voli.
Nostalgia nostalgia canaglia
ops cane no, non si può dire.
Nostalgia gattaglia però fa veramente pena.
Vabbé...auguri tanti!

Silver Silvan ha detto...

Provi con nostalgia c'attaglia, allora.

PuroNanoVergine ha detto...

@tigli e gelsominO
Accidenti, 45 anni!

@CirINCIMPAI
Perchè sua felicità li acchiappava al volo? :-)

Sara Scavolini ha detto...

E' un problema che, fortunatamente, non mi affligge! Appena sta per cadere qualcosa in terra ho la belva pelosa (che devo ancora capire che bestia è.. dovrebbe essere un cane) che lo afferra al volo e lo fa sparire. QUALSIASI COSA, compresa l'insalata, la buccia dei mandarini, i fiori....

PuroNanoVergine ha detto...

@Sara Scavolini
La belva pelosa?
Non capisco, è forse un pupazzo delle bambine?

Sara Scavolini ha detto...

no dovrebbe essere il cane di famiglia uno yorkshire.

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