mercoledì 30 luglio 2014

(Ec)citazione #4



Se una cavallerizza decrepita e tisica girasse sulla pista del circo su un cavallo traballante, davanti a un pubblico instancabile, inseguita per mesi senza interruzione dalla frusta di un direttore impietoso, frullando sul cavallo, lanciando baci, dondolandosi sui fianchi, e se, nell’incessante fragore dell’orchestra e dei ventilatori, quello spettacolo si protraesse nel futuro grigio che si dischiude all’infinito, accompagnato dall’applauso, che si smorza e torna a gonfiarsi, di mani che propriamente sono magli a vapore – forse allora un giovane spettatore di galleria scenderebbe di corsa la lunga scala attraverso tutti gli ordini di posti, si precipiterebbe sulla pista e darebbe l’alt in mezzo alle fanfare dell’orchestra che sempre ubbidisce.
Ma siccome non è così – e una bella signora, bianca e rossa, entra al volo fra le tende che i fieri servitori in livrea le aprono dinanzi; il direttore, cercando devoto i suoi occhi, le si fa incontro ansando con un contegno d’animale; la solleva provvido sul pomellato come se ella fosse la nipotina amatissima che intraprende un viaggio pericoloso; non sa risolversi a dare il colpo di frusta; lo dà infine, con uno schiocco, facendo forza a se stesso; corre accanto al cavallo con la bocca aperta; segue con sguardo teso i salti della cavallerizza; non sa capacitarsi della sua destrezza; cerca di metterla in guardia con esclamazioni in inglese; furente, richiama gli stallieri che reggono il cerchio all’attenzione più meticolosa; prima del grande salto mortale supplica, con le mani levate, l’orchestra di tacere; solleva infine la piccola dal cavallo tremante, la bacia su entrambe le guance e giudica insufficiente ogni omaggio che il pubblico le tributi; mentre, sorretta da lui, in punta di piedi, avvolta da una nube di polvere, con le braccia spalancate e la testolina rovesciata, ella vuole dividere con il circo intero la sua felicità – siccome è così, lo spettatore in galleria poggia il viso sul parapetto e, affondando nella marcia finale come in un sogno greve, piange senza saperlo. 

(“In galleria”, Franz Kafka)

domenica 20 luglio 2014

On-Off



La gente ci osserva di sbieco, meravigliata nel vedere cinque persone all’apparenza normali (anzi, uno quasi normale, il PuroNanoVergine, e quattro suoi  colleghi di lavoro) addobbata in modo stravagante: giubbotti imbottiti, calze e calzoni in lana, cappellino da montagna, guanti in pelle, mutandoni di cachemire (quelli non si vedono, ma giuro, li indossiamo, nonostante il prurito alle chiappe).

Nulla di strano, degno di attenzione, che provochi commenti ironici, se non fossimo al 18 Luglio.
32 gradi all’ombra, umidità 77%.
Gocce di sudore che rigano il viso, si accumulano sulle ascelle, fanno aderire la maglietta della salute alla schiena, infiammano l’interno pube, gorgonzolizzano i piedi.

No, non siamo ammattiti.
Immobili, sulla banchina della fermata autobus, attendiamo il pullman aziendale che finalmente (ore 8 e 37) si profila all’orizzonte.
All’interno del mezzo, sulla sinistra, la figura in parte nascosta dal parabrezza azzurro, siede l’autista dall’inconfondibile, per noi, cappellino blu.

Lento, parcheggia il pullman a fianco del marciapiede per poi aprire la portiera anteriore.

Poco prima di salire calco il cappello in testa e infilo le mani nel giubbotto.
Dall’interno bus un vento siberiano mi colpisce dritto al viso, le gocce di sudore si ghiacciano all’istante, evito di inspirare per non compromettere la salute dei piccoli polmoni.
Il cappellino blu mi sorride mentre alza il volume dell’autoradio: “Tu sei la mia… simpatia…” parole (e musica) di Raoul Casadei.
Rispondo sorridendo con un “Fottiti” che lui non sembra comprendere.

Il corridoio centrale ha una moquette rossa che l’umidità e la temperatura polare rendono scivolosissima.
Procedo lentamente, passo dopo passo, osservando la formazione di stalattiti che pende dal tetto del pullman.
Vorrei sedermi nelle ultime file, ma mi tocca desistere dal proposito: sono già occupate da casse di trote surgelate.
Mi fermo a metà strada (a distanza di sicurezza dalla mazurka dell’autoradio che, dove mi trovo ora, è un sottofondo ancora sopportabile).

Non faccio in tempo a poggiare le chiappe prudenti (participio presente) sul sedile in stoffa (sdrucita) che sento, sotto lo stesso sedile, una strana creatura lamentarsi, involontariamente colpita dal mio piede destro.
Un balzo, un’esclamazione di stupore e di spavento, un mio: “Cazzo, ma non è il remake di Madagascar!”
Il pinguino esce allo scoperto e fugge disperato. 

* * *

Il 18 Dicembre le stesse cinque persone attendono sulla banchina l’arrivo del pullman.

L’abbigliamento sembrerebbe consono alla stagione (giubbotti imbottiti, calze e calzoni in lana, cappellino da montagna, guanti in pelle, mutandoni di cachemire, con annesso prurito) e in effetti lo è, fino all’arrivo del bus (ore 8 e 37: CappellinoBlu è puntuale, ligio al ruolo di autista aziendale).

Parcheggio del mezzo a lato del marciapiede, apertura porta anteriore.

Dall’interno bus una folata di scirocco bollente mi colpisce il viso, rigato all’istante da. gocce di sudore che, in pochi secondi, si accumulano sulle ascelle, fanno aderire la maglietta della salute alla schiena, infiammano l’interno pube, gorgonzolizzano i piedi

CappellinoBlu mi sorride mentre alza il volume dell’autoradio: “È la mazurka di periferia…” parole (e musica) di Raoul Casadei.
Rispondo sorridendo con un “Fottiti” che lui non sembra comprendere.

Inizia l’opera di svestizione: tolgo cappello, guanti, giubbotto, maglione, camicia, calzoni, calze di lane, scarponi.
Dallo zaino Invicta estraggo un paio di ciabatte da spiaggia che indosso prima di affrontare il corridoio centrale ricoperto da una fumante moquette rossa.
Un flash: PNV come Mino Damato, pronto a camminare sui carboni ardenti.

Ciabatte, maglietta della salute e mutandoni in cachemire che mostrano un evidente rigonfiamento puberale.

“Uei PNV, cos’è quella roba lì? Ha una pistola nelle mutande o è solo felice di vedermi?” la domanda in stile Mae West della poco ingenua signora Monegaschi, la tettona del marketing che mi sorride sballonzolando il bikini mostra poppe.

“La seconda che ha detto, signora Giulia, la seconda!” nonostante i 45 anni di verginità (sono una bomba al testosterone pronta ad esplodere alla minima sollecitazione sessuale) le ho mentito, sicuro che lei confidi nella mia purezza (e sincerità).

Il breve dialogo è interrotto dal profumo di uova fritte che il ragionier Burlandi ha da poco finito di cuocere sul sedile a fianco il suo (vi sieti chiesti perché ho tenuto i mutandoni in cachemire? Meglio il prurito dell’ustione).

* * *

In questo alternarsi di gelo artico e canicola sahariana lui, CappellinoBlu, il conducente dal Q.I. non pervenuto, rimane imperturbabile.
Guida con calma il pullman dal parabrezza azzurrino, ascolta le cassette targate Raoul Casadei, sorride ai cinque sventurati che non possono fare a meno della navetta aziendale (incapace di decifrare dal mio labiale un inequivocabile “Fottiti”), aziona il riscaldamento o il raffreddamento con le manopole (rossa la prima, azzurra la seconda) che ha sul cruscotto del bus, portandole sempre al massimo livello, causa del calore insopportabile d’inverno e d’un altrettanto insostenibile freddo nei mesi estivi.
La tortura climatica che va avanti da diversi anni potrebbe proseguire a oltranza, se non fosse che il PuroNanoVergine, ormai prossimo all’andropausa, abbia deciso che sia giunta l’ora di porvi fine, di dire stop, un bel BASTA a lettere maiuscole, di usare l’arma segreta che la signora Monegaschi ha giustamente indicato essere una pistola (convinta però che non lo fosse).

* * *

Le ultime cazzutissime note di “Ciao mare”  (indovinate voi l’autore) hanno da poco terminato di perforare i miei delicati timpani.
Mi alzo dal sedile, aggiusto il “pacco” metallico che porto nei mutandoni di cachemire e mi incammino lento, ma deciso, lungo il corridoio (la moquette rosso abbrustolita rende difficoltosa la traversata).
CappellinoBlu, col consueto sorriso idiota che scarrozza lungo le desolate valli della periferia urbana, muove l’ampio volante del pullman.
Non si è accorto del nano armato che decide di presentarsi con un leggero toc toc sulla spalla destra.

PNV                           Accosta.
CappellinoBlu           Come?
PNV                           Premi il freno e parcheggia il bus.
CappellinoBlu          Ma non ci penso proprio! Io vi devo portare in uffi… gulp!!

Fa sempre uno strano effetto la mia Smith & Wesson 686.

PNV                           Ti piace?
CappellinoBlu           La prego, abbassi quella canna
PNV                        Non è una canna qualsiasi, imbecille. È una Smith & Wesson 686.

Le sue mani iniziano a tremare mentre aprono il cassetto del cruscotto per estrarre un portafoglio in pelle marrone.

CappellinoBlu             Tenga, è tutto quello che porto con
PNV                             Non è una rapina qualsiasi, demente. Devo solo farti una richiesta.
CappellinoBlu            Quale?
PNV                             Hai presente quelle due manopole?

Con la canna del revolver indico il condizionamento.

CappellinoBlu      Certo. Una serve per riscaldare e l’altre per raffreddare.
PNV                      Esatto. Ora fammi vedere come sei bravo a manovrarle.

Cappellino Blu con la mano destra, dal tremore meno evidente, porta da MAX a 0 la manopola rossa e subito dopo da 0 a MAX quella azzurra.

CappellinoBlu            Ho fatto come mi ha detto.
PNV                             Riaccendi il caldo e spegni il freddo.

Manopola rossa MAX, azzurra 0.

CappellinoBlu            È con… con… contento?
PNV                             No, che non lo sono, deficiente.

Nel suo sguardo il vuoto assoluto.
Provo, inutilmente, a colmarlo.

PNV                      Quelle cazzo di manopole si accendono e si spengono, ma non sei obbligato, porca di quella troia impepata, a portarle dallo 0 a MAX e viceversa. Non puoi farci crepare di caldo d’inverno e di freddo d’estate  Esiste ANCHE una regolazione intermedia!.

CappellinoBlu            Lo so.
PNV                             Lo sai?
CappellinoBlu            Sì, lo so. Ma non è più come una volta.
PNV                             ?
CappellinoBlu            Prima che inventavano i computer.
PNV                             ??
CappellinoBlu        E quella storia del mondo che funziona tutto in binario.
PNV                             ???
CappellinoBlu            Cioè, o scegli 0 o scegli 1. Ha capito?
PNV                             ????
CappellinoBlu            In questo caso On-Off.

Sorridendomi, la mano di nuovo sulla manopola rossa.

CappellinoBlu         Vede? 0 e la spengo, 1 e la accendo. Mica mi posso fermare a 0,5. Non esiste al giorno d’oggi lo 0,5. È un mondo binario.

PNV                            Davvero?
CappellinoBlu            Davvero!

Breve nano riflessione e poi…

PNV                           Pensa che prima di questa spiegazione, perché di spiegazione trattasi, per quanto da mongoloide non redimibile, avrei voluto procurarti un lieve dolore al piede destro, ma, se devo stare alle tue parole, al mondo binario, allo 0 e all’1, mi sa che questa scelta non sia più percorribile.

Nel suo sguardo il vuoto assoluto.
Provo, questa volta utilmente, per lui si intende, a colmarlo.

PNV                           Voglio dire che data in input la mia Smith & Wesson 686, un autista minorato da punire, un 1 che corrisponde all’autista ancora vivo e vegeto, uno 0 come unica alternativa, dove lo 0, nello specifico, non può non coincidere con l’autista morto stecchito, beh, insomma, ci siamo capiti.

Terminata la frase, Raoul Casadei prova ad accennare “La ballata del camionista”, ma il primo proiettile della mia Smith & Wesson lo zittisce.

CappellinoBlu inizia a singhiozzare, odore di urina nei lindi pantaloni d’autista.

PNV                  Non piangere. Ci sarà Raoul Casadei a tenerti compagnia.

Abbasso il grilletto del revolver, glielo punto alla tempia, lui chiude gli occhi, il sorriso non accompagna più l’espressione ebete, la solita ebete espressione, poi premo il grilletto, un istante dopo aver rivolto la canna verso il piede destro della mia vittima.

CappellinoBlu  e gli ululati di dolore.

PNV                         Sei fortunato. La tua spiegazione non mi ha convinto. Non esiste un mondo reale che sia solo binario. Questo vale per quelle fottute manopole così come per la tua inutile pellaccia. E ora riparti. 

CappellinoBlu            Ma non posso! Il piede!!
PNV                             Riparti, cazzo!

Mi volto per tornare al posto, il motore del pullman inizia a bofonchiare, reinfilo la Smith & Wesson 686 nei mutandoni.
Avanzo con circospezione lungo il corridoio ancora fumante e raggiungo il sedile della signora Monegaschi.
Lei mi guarda negli occhi, poi abbassa lo sguardo sul rigonfiamento in cachemire, per tornare a fissarmi.
Scuote la testa e sussurra un:
“Mi ha mentito.”
Nelle sue parole, una nota di amarezza.

lunedì 14 luglio 2014

E (non) vivrete per sempre felici e contenti



Il fastidio per talune prese di posizioni delle gerarchie cattoliche non sta tanto nelle prese di posizioni in sé, ma nel non prendere atto, da parte del Vaticano, del loro anacronismo.
Voglio dire: come si può parlare di “indissolubilità del matrimonio”, in questo inizio di terzo millennio, dopo il divorzio fra Albano e Romina?

sabato 5 luglio 2014

Ennecorta



Settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, ma soprattutto spesa dopo spesa, raccolgo punti, ma non quei miseri 500, 1.000, 5.000, 20.000 punti che voi accumulate per avere in regalo una stupidissima lampada, un set di posate argentate, una mountain bike per il figlioletto, un accappatoio azzurro mare.
No, io ne raccolgo molti di più finché, un giorno, prenderò la Fidaty Card, la poserò delicatamente al centro della vecchia carriola arrugginita, mi incamminerò con la suddetta carriola all’Esselunga che dista 238 metri da casa mia, entrerò nella suddetta Esselunga (poco oltre l’ingresso vi è l’Addetta al Servizio Clienti) mi fermerò e, con garbo, ma risolutamente, le dirò:

PNV    Per favore, può controllare quanti punti sono caricati sulla Fidaty?

E nel porle la domanda con altrettanta risolutezza, ma garbatamente, prenderò la Fidaty dalla carriola per consegnarla all’Addetta Servizio Clienti.

ASC    (strabuzzando gli occhi) Qui… qui… mi indica… che lei ha… ha… 18.158.295 punti!

PNV    Esatto. Mi serviva un’ultima conferma.

ASC    Mi scusi, ma, cosa… cosa vuol farne di tutto questo ben di Dio? Anche sommando lampade, posate, mountain bike, accappatoi e

PNV    Niente di tutto ciò. Desidero, semplicemente, in regalo, la vostra filiale.

ASC    Ma… non… non… so… se

PNV    Chiami il Direttore, per favore.

* * *

Il Direttore tiene a precisare che nell’ultimo numero relativo ai premi Fidaty Card non viene contemplata la vendita, pardon, il regalo di un’intera filiale Esselunga, ma, messo alle strette da ben 18.158.295 punti e dalla mia replica che, stante l’ultima manovra economica, stante la riforma dell’articolo 41 della Costituzione, tutto quanto non è espressamente vietato dalla legge e, aggiungo, dal regolamento Esselunga, viene consentito ai novelli imprenditori, stante tutto questo, nulla mi vieta di esigere, e di veder esaudita l’esigenza, di divenire proprietario della filiale che, con garbo, ma risolutamente, ho deciso di regalarmi.

* * *

E così la S Lunga viene portata alla Ricicleria Amsa che dista 765 metri da casa mia, per far posto alla N Corta, rossa splendente, che d’ora in poi campeggerà sopra la filiale che mi sono regalato.

* * *

Al di sotto della N Corta, all’interno della filiale, si è deciso (uso un pronome impersonale, ma in realtà sono IO ad aver deciso) che gli scaffali, rispettosi del metro e diciotto di bassezza del titolare del supermercato (d’ora in poi non più denominato PNV, ma H.D. Herr Direktor) non possano superare centimetri 120 s.l.m.

* * *

La scelta lascia perplesso Eufrasio, il mio neoassistente.

Eufrasio       Herr Direktor, 120 centimetri rappresentano una scomodità per i nostri clienti.

H.D.                Perché, qual è la loro altezza media?

Eufrasio           178 cm gli uomini, 171 le donne.

H.D.                (schiumando rabbia) Spilungoni!

Eufrasio       Dovendo piegarsi a più riprese, per valutare la merce, rischiano il colpo della strega.

H.D.                Verremmo loro incontro.

Eufrasio           ???

H.D.                Triplichi le confezioni di Voltadol al reparto farmaci.

* * *

Si potrebbe obiettare (il si è sempre pronome impersonale, ma questa volta indica VOI, voi che state leggendo il post) che venire incontro alle esigenze dei clienti sia il primo comandamento da rispettare per un bravo venditore.
Esatto, ma io, in qualità di Herr Direktor, non sono un bravo venditore, anzi, se c’è una cosa che mi fa schifo è il vendere, il dover faticare per ingraziarsi l’attenzione altrui, mostrando una simpatia che non mi appartiene (ho un DNA antipatico di suo), stuzzicare i bassi istinti dei potenziali clienti per guadagnare cosa? tenuto conto che il mio più grande desiderio, regalarmi coi punti una filiale Esselunga (ora Ennecorta) l’ho già esaudito?

* * *

E così l’elenco dei disincentivi alla clientela si è via via allungato includendo: il divieto di ingresso nel supermercato, negli orari di punta, ai vecchi di età superiore ai 65 anni dalle ridotte capacità deambulatorie/cognitive nonché sbavanti; la sostituzione del sottofondo musicale a base di RTL, Radio Monte Carlo, Radio Deejay e altre brutture dell’etere, ma purtroppo gradite dal cliente tipo, con trasmissione a rotazione della conversazione settimanale Pannella-Bordin di Radio Radicale; il lancio dell’offerta 2x2 (Paghi per quello che prendi? E certo! Da quando in qua dovresti scucire un prezzo inferiore alla quantità di merce comprata?); l’introduzione dell’orario frammentato, dalle 8 alle 10 del mattino e dalle 17 alle 19, il lunedì, il mercoledì, il venerdì, ovvero Ennecorta si riserva il diritto di aprire nel solo orario di punta, a giorni alterni, in modo da escludere in via definitiva la presenza, sul suo sacro suolo, di vecchi di età superiore ai 65 anni, dalle ridotte capacità deambulatorie/cognitive nonché sbavanti; la cancellazione della raccolta punti (evitando che un ipotetico nano raccoglitore si presenti, in un futuro più o meno prossimo, all’Assistenza Clienti, munito di carriola arrugginita, con al centro della medesima una Enne Card, e rivendichi il diritto a rubarmi, perché di furto si tratterebbe, la mia filiale); divieto alla vendita di shampoo e preservativi.

* * *

L’ultimo disincentivo lascia perplesso Eufrasio, il mio neoassistente.

Eufrasio               Herr Direktor, perché vuol vietare lo shampoo?

H.D.                    Cos’ho in testa?

Eufrasio              Nu… nu… nul… nulla. È pelato.

H.D.              Qual’è invece la dotazione tricologica media dei nostri clienti?

Eufrasio        68.000 capelli per gli uomini, 123.000 per le donne, extension escluse.

H.D.                  (schiumando rabbia) Capelloni!

Eufrasio            Conferma l’esclusione dello shampoo?

H.D.              Ovviamente, si tengano pure le loro fottute chiome, ma piene di pidocchi.

Eufrasio         E per i preservativi? Sa, non vorrei che così facendo finissimo col perdere la clientela più giovane.

H.D.                   Eufrasio, lo sa come mi chiamo?

Eufrasio             Herr Direktor!

H.D.                No, intendo fuori da questo sacro suolo, nei minuscoli panni civili che indosso.

Eufrasio             PuroNanoVergine.

H.D.                Esatto: Puro, Nano e Vergine, soprattutto Vergine. Qual è la frequenza media di accoppiamento fra i giovani clienti del mio supermercato?

Eufrasio           Quattro volte la settimana, petting escluso.

H.D.                (schiumando rabbia) Trombatori!

Eufrasio           Niente preservativi?

H.D.                Niente, apra le confezioni e li buchi tutti, uno per uno!!

* * *

E così, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno dopo anno, ma soprattutto spesa dopo spesa, i clienti se ne sono andati, uno alla volta o anche a gruppi interi e, di pari passo, anche i dipendenti li hanno seguiti, uno alla volta o a gruppi interi, dalle cassiere ai macellai, dagli assistenti alla clientela all’addetto ai carrelli, dal responsabile fornitori ai panettieri, tutti, persino Eufrasio che mi ha abbandonato dopo aver bucato l’ultimo preservativo.

* * *

Ed ora sono qui, solo, seduto per terra, sguardo perso, nella mano destra un cracker di Riso Scotti, l’ennesimo cracker di riso che sciolgo lentamente in bocca (ne ho succhiati 98 nelle ultime tre ore) perché si sa, il cracker di riso abbonda sulla bocca dei nani stolti, perché sì, stolto lo sono davvero se ho consapevolmente mandato a puttane una filiale Esselunga, pardon, una filiale, la prima filiale Ennecorta, ma, lo ripeto, a me non importava vendere, anzi, mi ha sempre fatto schifo vendere, quello che volevo era regalarmi un supermercato, un sogno realizzato, grazie ai 18.158.295 punti accumulati in anni ed anni di spese per la maggior parte inutili, un supermercato su misura, un supermercato a misura di nano, per quanto nano stolto, un supermercato che, ne sono sicuro, prima o poi mi verrà scippato.
Già attendo la venuta di un probabile Capitano Willard (io nei panni di un novello Colonnello Kurtz, a difesa del mio regno di scaffali intonsi), un emissario del Signor Caprotti, padre padrone Esselunga, che minacciandomi con un M16 chiederà “gentilmente” di restituirgli il maltolto pena la mia eliminazione fisica.

“Prema pure quel fottuto grilletto” gli dirò, uno sguardo-sfida a sbeffeggiarlo “prema pure e che il rosso del mio sangue si mescoli pure col bianco immacolato di questi cracker di riso del Dottor Scotti.”