domenica 19 febbraio 2017

To tradur or not to tradur

La frase esatta, riportata dall’evangelista Matteo, è arcinota:

“É più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli.”
Interpretazione semplice: per l’ingresso in Paradiso i poveracci hanno corsia preferenziale. Meno chiara, anzi criptica, la scelta (singolare) del termine cammello.
Per anni la domanda mi è frullata nella testa:

“Ai tempi di Gesù l’infilaggio cammelli era sport nazionale?”

Ho trascorso notti insonni tentando di dare risposta al mistero insolubile finché non mi è venuto in soccorso Padre Gunther Alpenliebe, noto bibliologo austriaco, secondo il quale la presenza del cammello è dovuta a un errore di traduzione.
I Vangeli che conosciamo ci sono giunti nella versione greca ma furono scritti in ebraico o, più verosimilmente, in aramaico.
Ed è proprio in aramaico che si trova la parola Kàmel (gomena, grossa corda) trasformata, da un maldestro traduttore, nel cammello misterioso.
Va detto che la teoria del Padre austriaco trova fiera opposizione nell’ipotesi avanzata da Sir RJ Reynolds che porta, come prova inoppugnabile, un brano tratto da un Vangelo apocrifo.

Gesù         Ci sono. Senti qua. “E’ più facile che Giuliano Ferrara entri nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli.”

Discepolo Maestro, e chi sarebbe questo Giuliano Ferrara?

Gesù        Tipo un elefante, però più intelligente. Scrive pure su un giornale.

Discepolo Un elefante dentro un ago mi sembra un tantino esagerato.

Gesù         Dici?
Discepolo Eh si.
Gesù         (pensieroso)
Discepolo (estrae un pacchetto di sigarette)
Gesù         Me ne passi una, per favore?
Discepolo Subito Maestro.

Gesù (contemplando la sigaretta) Ci sono. Senti qua. “E’ più facile che una Camel entri nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli.”. Che ne pensi?

Discepolo Perfetta! (porge un accendino) Maestro prego.

Gesù         Faccio da solo (la sigaretta si accende per autocombustione)

* * *

Venerdì notte.
Spaparanzato sul divano sto guardando il DVD di Animal Crackers, uno dei film più famosi dei fratelli Marx.
Anticipo la domanda: nel weekend non hai nulla di meglio da fare?
Si, ma la parte “succulenta” è prevista per la sera successiva.
Tornando al film a un certo punto Chico Marx, in perlustrazione notturna all’interno di una villa, chiede ad Harpo di passargli una torcia.
Il fratello gli allunga un pesce.
Accenno un sorriso per la gag.

Sabato sera.
Cena a lume di candela nel mio spaziosissimo bilocale di 38 mq con Luisella, una stangona bionda che corteggio disperatamente da 34 mesi e 17 giorni.
Devo ringraziare Paolo Fox per avermi predetto la serata intima:

“Amore: weekend di fuoco grazie a Venere che entra nella Vergine”
(ovviamente spero accada anche il contrario, in quanto Vergine vorrei entrare nella Venere che sta sgranocchiando le bruschette preparate per antipasto).

Finite le bruschette Luisella si avvicina e mi sussurra all’orecchio:

Luisella PNV ho una gran voglia di assaggiare il tuo pesce.

PNV      Pesce? Come secondo ho preparato il petto di pollo alla zuava che ti piace tanto?!

Luisella Non fare il tontolone, intendevo quell’altro “pesce”.

PNV      (con l’aria di chi ha capito tutto) Ci sono! Attendi un attimo.

Mollo Luisella e corro nello sgabuzzino. Torno dopo pochi secondi.

PNV (raggiante) Ecco qua! Sei contenta?

La stangona mi guarda come se avesse di fronte un marziano, lo sguardo che si sposta dal mio viso alla torcia elettrica che tengo in mano.

Luisella (dirigendosi verso la porta d’ingresso) Un demente, proprio a me doveva capitare un demente?

Di nuovo solo.
Mi rispaparanzo sul divano e inserisco nel lettore il DVD dei fratelli Marx.
Seleziono l’audio originale in americano.
Chico Marx, in perlustrazione notturna all’interno di una villa, chiede ad Harpo di passargli una torcia (Flesh) mentre Harpo gli allunga un pesce (Fish).
Rido di gusto per la gag che posso apprezzare al meglio.
Poi, alcuni secondi dopo, piango disperato.
Un inglese può confondere torcia e pesce.
Un nano italiano, soprattutto se in compagnia di Luisella la stangona bionda, no.

* * *

Tre mesi fa, weekend a Parigi.
Unico compagno d’avventura il mio portatile.
Ho intenzione di inserire in tempo reale, nel blog, gli appunti di viaggio.
Purtroppo, appena preso possesso della camera d’albergo, mi rendo conto che il PC è defunto (in crash poco dopo l’accensione).

Scendo nella hall e chiedo a un tizio dell’hotel se conosce un negozio che possa riparare il computer. Neppure il tempo di terminare la domanda che l’uomo diventa paonazzo e mi urla contro:

UomoFrancese Computer? Ordinateur! No computer! Cochon, stupide, imbecille, idiot, petit merde, impuissant, fenouil, fetide, infect, goujat...

Si avvicina un bestione della sicurezza che mi sbatte all’istante in mezzo alla strada.

I soliti fottutissimi sciovinisti francesi, gli unici che abbiano il coraggio di tradurre persino il termine computer.

E poi Ordinateur che vorrà mai dire? Colui che mette in ordine? O che da ordini?

Un computer non si limita ad “ordinare”, ma fa molte altre cose, per esempio schiatta sul più bello quando stai per scrivere il Post con la P maiuscola in diretta da Parigi.

Tornato a casa ho acquistato dal panettiere un bella baguette francese.
Non l’ho mangiata. Da allora la conservo gelosamente portandola sempre con me.
Dopo tre mesi di vita, seccandosi, ha acquisito una durezza degna di un manganello della polizia.
La vendetta è un piatto da consumarsi freddo.
Sono sicuro che prima o poi incrocerò un turista francese in affanno.
Mi si farà incontro, nelle mani un portatile nuovo di pacca, e trafelato mi chiederà:

TuristaFrancese Mensieur, pardon, j’ai un problem avec mon ordinateur.

PNV                     Ordinateur? Computer! No ordinateur!

Nessun insulto a seguire.
Solo dei colpi ben assestati di baguette francese sulla sua capoccia proseguendo fino al crash cerebrale del turista gallico.

* * *

Non sono contrario alla traduzione in sé nonostante quanto scritto finora.
Tradurre si può tradurre, ma per farlo è necessario munirsi di un buon traduttore.
Mario, un amico reduce da una vacanza nel piccolo Regno di Nanulunga, non è un buon traduttore.
L’idea di creare un blog su Bloggunga, la piattaforma per blogger utilizzata su Nanulunga, è stata sua.
I nanulunghesi sono gente semplice al punto che per diventare una blogstar mi è bastato esordire con un mini post, una battuta vecchia come il cucù (perlomeno in Italia):

“Un uomo entra in un caffè: SPLASH”

tradotta da Mario nel seguente modo:

“Na nam nanet ni nu nefac: PLOFF”

(la differenza fra SPLASH e PLOFF sta nella diversa densità del caffè italiano rispetto a quello nanulunghese).

A 15 giorni dalla pubblicazione del post ricevo una lettera su carta intestata, con timbro della casa reale di Nanulunga. Chiamo Mario per interpretarne il contenuto.

Mario (eccitato) E’ la Regina in persona che ti invita a corte. Vuole conoscere il blogger dalla battuta fulminante. Attende una nostra risposta.

PNV   Prendi carta penna e calamaio e scrivile che accetto l’invito.

Gocce di sudore sulla fronte di Mario impegnato nella difficile stesura (per evitare errori parte da una brutta copia trascrivendo la versione finale su carta profumata).

Mario Va bene se concludo con un: “Poterla vedere sarà fonte di grande emozione.”?

PNV    Un poco pomposa, ma può andare.

Imbustata e spedita la lettera attendiamo la successiva risposta da Nanulunga.che arriva dopo due settimane. Richiamo Mario per la lettura.

Mario (incredulo) Qui c’è scritto che se oserai visitare il Suo regno la Regina sarà ben lieta di infilarti una baguette nel culo (Nanulunga è un ex colonia francese, da qui l’usanza delle baguette).

Risposta un filo sopra le righe.
Mario, sconsolato, se ne va.
Rimasto solo mi viene un sospetto.
Recupero la brutta copia della lettera scritta dall’amico e telefono all’ambasciata di Nanulunga.
Mi risponde una signorina dalla voce flautata.

PNV         Scusi il disturbo, le posso chiedere un piccolo favore?

FlautGirl Dica?

PNV          In nanulunghese come si traduce la frase: “Poterla vedere sarà fonte di grande emozione”?

FlautGirl “Lanep renev nasà tonaf ni derag nezem”

PNV         E allora: “Lenup renes nasà tonaf ni delag nezer” cosa vuol dire?

FlautGirl (ansimando) “Palparle il sedere sarà fonte di glande erezione.”

PNV         (silenzio imbarazzato)

FlautGirl (riansimando) Si, dai, bel porcone italiano, ti prego, sculacciami tutta.

Chiudo la telefonata.



martedì 14 febbraio 2017

La felicità è nell'Ammmore

Tenuto conto della mia veneranda età, oggi festeggio, anno più anno meno (più PIÙ che più MENO), il trentesimo San Valentino da single (zitello).

Non crediate sia triste.

Ogni cosa va vista da più punti di vista (perlomeno due).

Trent’anni di zitellagine sono trent’anni (tautologia?) nei quali ho risparmiato fior fior di soldini, non dovendo offrire cene, inviare mazzi di rose rosse, comprare anelli, collane, braccialetti, Swarovski… ingegnarmi in regali “originali” (vibratori, peluches, peluches-vibratori: il migliore dicono sia Winnie The Pooh) o ripiegare su quelli scontatissimi (nelle idee e nel prezzo) i cari, vecchi, sdolcinati quanto le frasi che propongono, Baci Perugina (con le dediche di Laura Pausini!).

Un terzo di secolo (o poco meno) di sana economia domestica (noi single a queste cose ci teniamo, siamo provetti amministratori di casa) che ora mi vedono qui, soddisfatto, felice, al limite dell’eccitazione, con solo un pizzico di dolore intestinale (forse più di un pizzico, ma poco importa), nel mio bel bilocale arredato e ristrutturato, a guardare Omnibus su La7 sul 32 pollici HD Sharp, mentre, nella mano destra, stringo con passione, con intensa passione (ahi! tremenda fitta addominale) la boccettina di Prozac svuotata pochi minuti fa.

sabato 4 febbraio 2017

La Locandiera preservativa

Dal dito si passa alla mano.
Dalla mano, se non stai attento, è un attimo e… ZAC… si pigliano il braccio.

Ricordo quando il buon Joseph (Ratzinger) invitò i farmacisti cattolici a esercitare il diritto all’obiezione di coscienza rifiutandosi di vendere ai clienti, pur muniti di regolare ricetta, farmaci che avessero come scopo “scelte chiaramente immorali”.
Il riferimento implicito era alla pillola del giorno dopo (ammetto l’ignoranza: l’unica categoria di “commercianti religiosi” da me conosciuta era quella dei macellai musulmani. È probabile che un domani possano spuntare i panettieri ortodossi - “ah, da voi solo pane integrale?” - i fioristi buddisti - “scusi, quanto viene quella corona di loto?” - i parrucchieri calvinisti - “no, la prego, col tosa erba no! ”).

Non entro nel merito della legalità o meno del rifiuto del farmacista.
Quello che mi preoccupa è che l’accettazione di un tale libertà di scelta, posso darti o non darti la pillola che chiedi, sia in futuro applicabile ad altri prodotti (per l’aspirina non ci sono problemi, ma il preservativo non rientrerebbe di sicuro nella categoria “cosa buona e giusta”) o, per estensione, ad altre attività commerciali.

Ad esempio…

* * *

(interno libreria, mi avvicino a un addetto informazioni, un omone sul metro e novanta che indossa un grembiule celeste)

Libraio     Desidera?
PNV          Cercavo una copia de “La locandiera”.
Libraio     No, niente, non si può.
PNV          Perché, scusi?
Libraio     Io obietto.

PNV        Ma non mi sembra che… voglio dire… la conosce… “La locandiera”?

Libraio (il viso si fa rosa acceso) NON INSISTA, PER FAVORE!

PNV Neanche in edizione economica? La nascondo nel taschino che ho qui dentro (apro il giubbetto per mostrarglielo)

Il libraio infila una mano sotto il grembiule per estrarre un flagello e una foto di Padre Pio.
Viso color porpora.

Libraio (facendo roteare il flagello) NIENTE GOLDONI!
PNV      (sbigottito e spaventato)

Libraio (mi sbatte in faccia la foto di Padre Pio) HAI CAPITO, NANO MALEFICO?!

PNV     Si, si, non si arrabbi, mi dica lei, allora, cosa posso prendere al posto di…?

Libraio    (colorito quasi normale) Tenga questo!

Sono un nano, per di più pavido.

Accetto all’istante il “consiglio per l’acquisto” del libraio (i segni del flagello sulla mia povera testa calva mi terrorizzano) sotto forma di un libricino dalla copertina azzurra sulla quale è disegnato un lucchetto, dotato di ali, che ascende verso il cielo.

L’opera è scritta a quattro mani da tali Moccia Federico e Angelo Cardinal Scola.
Titolo: Ho voglia di Theos.

Ringrazio il libraio e a capo chino, ma con la pelata integra, esco dalla libreria.


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