sabato 2 maggio 2015

Accorc your penis



Convivo bene con le mie misure.

Se così non fosse non avrei potuto trascinarmi stancamente per questa vita portandomi appresso il  mio metro e diciotto… in altezza (o in bassezza, fate voi).
Mai sfiorato dall’idea di utilizzare un rialzo nascosto sotto i tacchi.

Se la nanitudine non ha finora rappresentato un problema, nonostante l’impossibilità di nasconderla al giudizio altrui, a maggior ragione la dimensione pisellare (tenuto conto che detto pisello si è ben guardato dal mostrarsi a osservatori estranei, in particolar modo femminili) non ha mai angosciato i neuroni del mio gulliver.

Questo fino al mese scorso.

Nelle ultime quattro settimane la casella di posta privata si è riempita di email con subject inequivocabili del tipo: “The Dick One”, “Enlarge your penis”, “A Big Bamboo only for you”, “Nine ½ Inches” inviatemi da mittenti che solo il nome… (Honey Mary, Savannah All Panna, Sister Germana, Kimi Basinger).

Email fastidiose perché da un lato hanno provocato, come dicevo, l’intasamento della mailbox, dall’altro hanno insinuato un dubbio sulla dotazione, zona inguinale, del sottoscritto.

Gli insistiti inviti a provvedere all’allungamento del papagno sono stato però bilanciati da una lettera, cartacea, in busta color rosa, al profumo di zenzero e sesamo, che mi è stata recapitata giusto l’altro ieri dalla postina di fiducia.

All’interno della busta era contenuto un foglio, al profumo di curry, sul quale era vergata la calligrafica esortazione: “Accorc your penis”.

Null’altro.

Nessun indirizzo, mittente, numero di telefono da contattare.

Unico indizio il francobollo, azzurrino, sul quale era stampata la sigla T.W.C.O.L.

* * *

Di filatelia e di sesso di coppia non ne so nulla.
Perlomeno nel primo caso posso chiedere aiuto al mio amico Valfredo.

PNV                T.W.C.O.L.: ha tutta l’aria di essere un acronimo.

Valfredo         (tono di sufficienza) Ma davvero non hai capito da dove proviene?

PNV                Se ti ho telefonato no, evidentemente.

Valfredo         (sghignazzo trattenuto) Sta per: The Wonderful Country Of Lilliput.

PNV                (scena muta)

Valfredo         (sarcastico) E quindi per i lillipuziani tu saresti un superdot

Interrompo la comunicazione.

* * *

Lo sapete voi dove vivono Honey Mary, Savannah All Panna, Sister Germana, Kimi Basinger?

Io no, ma a sensazione direi Brobdingnag, la terra dei giganti che Gulliver (il personaggio del libro, non il mio cervello) visita nelle sue avventure.

In questo modo tutto torna (per tutto intendo la lunghezza del mio “coso”): le gigantesse ne chiedono un allungamento, i nanetti una riduzione.

Ergo: rientro nella norma.

* * *

Di urologia e di sesso di coppia non ne so nulla.
Perlomeno nel primo caso posso chiedere aiuto al mio amico Goffredo.

PNV                È solo un pro forma. Lo misuro e verifico che sia lungo il giusto. Solo che mi servirebbe un riferimento inoppugnabile. Non esiste un libro di medicina che indichi senza ombra di?

Goffredo         (interrompendomi) Ma certo. Il Bigolson. È la Bibbia per gli urologi.

PNV                (imbarazzato) Me lo presteresti?

Goffredo         Posso fare di più. Sei un amico. Se vuoi do un’occhiata “all’affare” per toglierti ogni dubbio.

PNV                Preferirei fare da solo.
Goffredo         (ironico) Hai ragione. D’altronde a fare da solo sei abituato.

* * *

L’unica problema nel leggere il Bigolson è dato dalla lingua.
Goffredo ne ha una copia americana, originale.
Traduzione dall’inglese a parte, il testo è chiaro.

Per misurare il pene (in erezione, mi raccomando) gli si accosta, laddove il pene si congiunge con l’osso pubico, un righello rigido (un bel disegno mostra la procedura), e si traggono le conclusioni guardando quanto segnato dal righello in corrispondenza della punta del glande.

Nel mio caso un lusinghiero 6,1 (lusinghiero se si tiene conto che il Bigolson riporta un valore medio per gli americani pari a 5.9).

* * *

Di sesso di coppia continuo a non saperne nulla.
Di urologia credevo di saperne, dopo il Bigolson reading, qualcosa in più.
Mi sbagliavo.

Goffredo         Allora? Qual è stato il verdetto del righello?

PNV                Sono sopra di uno 0,2, alla faccia delle Savannah All Panna e delle Sister Germana che mi importunano via email.

Goffredo         15,2. Beh, i miei complimenti. Non credevo.

PNV                15,2 ?! Mi prendi per il culo?

Goffredo         Figurati. Sto alle tue parole. Non sei sopra di uno 0,2?
PNV                Certo. Sono a quota 6,1. La media del Bigolson è di 5.9.
Goffredo         (sghignazzando) Ora è chiaro. Si tratta di pollici.

Confusione totale.
Guardo preoccupato il ditone della mano destra.

PNV                Polli… che?

Goffredo         Pollici. Il Bigolson riporta il dato in pollici. 5.9 lo devi moltiplicare per 2,54. In questo modo ottieni il dato in centimetri.

PNV                (a metà fra il depresso e il terrorizzato, volendo negare una realtà evidente) Non so fare le moltiplicazioni.

Goffredo         Ma dai! Se fino a ieri ti vantavi di aver vinto la gara scolastica di tabelline in terza elementare!

PNV                Millantavo.

Goffredo         (tentando di cogliermi alla sprovvista) 8 x 8?

PNV                12.

Goffredo         Aspetta che prendo la calcolatrice… 5 punto 9 per 2 virgola 54… 14 virgola 986. Se a questo tolgo il tuo 6 virgola 1… fa 8 virgola 886. Sei sotto di circa 9 centim

Interrompo la comunicazione.

* * *

Alla lista si è aggiunta tale Sheena Bombastic.

Il subject recita: “Don’t wanna short dick dwarf”.
Nell’email la mentecatta aggiunge, in un inglese maccheronico:

Is it true that champions of tabellins are very scarses in misures? Ahahahah”.

Puoi un campione di tabelline essere deriso da una svaporata qualsiasi?
No che non può.

Con la mano tremolante (effetto dell’incazzatura non digerita) premo il tasto Reply, digitando la risposta, in un inglese che neppure a Cambridge:

Everything is ok. My ability with tabellins (do you wanna an example? 69 for 69 is 4761) and the lunghessness of my penis. It misures 5.9. And with the wind in favour it arrives at 6.8… pollices, obviously. Tiè!”.

* * *

Sheena non demorde.
Mi chiedo che gusto ci sia a infierire sul sottoscritto, ormai prossimo al knock out (9 centimetri sotto la media annienterebbero anche un elefante, figuriamoci un nano).

No 69 for you” è il subject, che introduce il messaggio “di fine mondo”, un messaggio che mi lascia senza forza alcuna per ribattere:

The real problem is not how much your bigol is long, but if you use it with a woman, in a very godurious 69, for example, or if you use it with your right hand: a lonely dwarf in a lonely bathroom. How many times do you make love with a girl?

* * *

La lettera che la postina gentilmente mi porge, in busta color rosa, al profumo di zenzero e sesamo, contiene un foglio al profumo di curry, sul quale è vergata la calligrafica esclamazione: “Sheena is right”.

* * *

Fotturi lillipuziani.
Pure loro mi hanno voltato le spalle, coalizzandosi con la fustigatrice telematica.

E dire che mi aspettavo una buona parola.
Una mano tesa che mi aiutasse a rialzarmi una volta caduto, tonfo di nano tramortito, sul ring.
Vatti a fidare dei tuoi simili.

Puoi un campione di tabelline essere deriso da nanetti traditori?
No che non può.

Con la mano tremolante (effetto dell’incazzatura non digerita) premo il tasto Reply… ah no… con le lettere old style non si risponde pigiando un semplice tasto… dovrei recuperare una busta, un foglio, una biro da usare per vergare in brutta grafia (la bella scrittura non è mia prerogativa) una risposta sprezzante, che li stecchisca tutti, dovrei, ma ora non me la sento, meglio smaltire la rabbia, ritrovare un po’ di calma, di serenità, di relax, ai quali aggiungere magari un pizzico di piacere, qualcosa che mi faccia scordare la cattiveria degli altri (per altri intendo i falsi amici, Valfredo, Goffredo, così come tutte le Sheene Bombastic impiccione di questa terra o i minuscoli e viscidi abitanti di Lilliput), qualcosa che mi riappacifichi col mondo, qualcosa che posso trovare, nei prossimi cinque minuti, solo nell’accogliente lonely bathroom di casa mia.

sabato 25 aprile 2015

Onda su onda qualcuno ci ascolterà



Le onde radio si propagano nell’universo alla velocità della luce.
Partendo da questo presupposto i ricercatori del progetto SETI sperano di captare coi loro radiotelescopi un segnale, proveniente dallo spazio, trasmesso da alieni appartenenti a una civiltà evoluta.
Impresa quasi impossibile, non tanto per il numero spropositato di segnali da monitorare, ma per la difficoltà di imbattersi in un’onda alla quale poter attribuire, senza ombra di dubbio, l’aggettivo intelligente.

Proviamo a ribaltare le posizioni.

Mi chiedo: come potrebbe un ricercatore extraterrestre, che fosse all’ascolto, considerare frutto di intelletto le onde verdi di Radio Padania?

sabato 11 aprile 2015

Variazioni cartesiane



Il Presidente della Repubblica ha richiamato con forza (mònito ergo sum) la classe politica, intimandole di evitare sterili polemiche o trionfalismi fuori luogo, basti pensare all’entusiasmo mostrato dal ministro Padoan per l’incremento delle entrate fiscali (gèttito ergo sum).

Il Ministro si è scordato della crisi economica che colpisce molte persone (il sottoscritto, per esempio) che rischiano l’insolvenza (débito ergo sum) impossibilitate a estinguere il mutuo sottoscritto con la banca (prèstito ergo sum) per l’acquisto della casa, acquisto avvenuto in presenza di un notaio (rògito ergo sum).

Come far fronte a tutto ciò ?

Mi potrei consolare con una bella sbronza (alzo il gomito ergo sum) a base di cocktail preparati da un barman professionista nello shaker e nel sobillare i clienti (àgito ergo sum).

No, il cocktail costerebbe troppo.

Meglio ripiegare sul consueto bianchino all’osteria (“il sòlito” ergo sum) o, per non finire alcolizzato, su un bel bicchiere di Coca Cola (bìbito ergo sum).

E poi, chissà, in attesa che la cirrosi epatica, ipotesi bianchino, o la corrosi(one) epatica, ipotesi  Coca Cola, pongano fine alle sofferenze, potrebbe venirmi in aiuto un vecchio zio milionario che mi nomini suo unico erede (làscito ergo sum).

Fortuna provvidenziale da festeggiare con una festa luculliana a base di torte (lièvito ergo sum), invitando centinaia di amici che potrei stupire esibendo uno stile da perfetto anfitrione (òspito ergo sum) e camminando, ebbro di felicità e di Coca Cola (o bianchino), tre metri sopra il cielo, al pari di un santone indiano (lèvito ergo sum) che abbia letto Federico Moccia.

Da neomilionario il futuro suocero sarebbe obbligato a concedermi la mano della bella figliola (màrito ergo sum) ponendo fine al mio turbamento amoroso (frèmito ergo sum), al desiderio finora non realizzato (anèlito ergo sum) nonostante la mia insistenza (sèguito ergo sum) nel chiedere la mano agognata.

Motivo del rifiuto?

Non saprei, forse la diffidenza del suocero (dùbito ergo sum) o il mio carattere insicuro (èsito ergo sum) e impaziente (sùbito ergo sum).
D’altronde a una certa età, la voglia di impalmare il mio amore, di congiungermi con lei carnalmente (còito ergo sum) deve essere appagata.

Altrimenti… altrimenti potrei arrabbiarmi… e urlare al mondo intero la mia frustrazione (sbràito ergo sum).

Rabbia momentanea, da buon praticante yoga (mèdito ergo sum) - disciplina che ho appreso leggendo antichi testi indiani (sànscrito ergo sum) ristampati di recente da Mondatori (èdito ergo sum) - mi calmerei in un attimo, ponendo freno alle emozioni negative (mi lìmito ergo sum) e ascoltando il suggerimento della voce interiore che mi imporrebbe di fare silenzio (tàcito ergo sum).

E poi, diciamolo chiaramente, la natura non mi ha creato a immagine e somiglianza di Walker Texas Ranger, un Chuck Norris (non rècito ergo sum) che quando s’incazza può sterminare un intero esercito (mìlito ergo sum) in un battibaleno.

Con la faccia che mi ritrovo ricordo l’innocuo Topo Gigio (ròdito ergo sum).
Riesco pure a riprodurne la voce.
Inclino la testa ed esclamo: “Ma cosa mi dici mai ?” meglio di un Gigi Sabani d’annata (ìmito ergo sum).

Se, nonostante tutto, il potenziale suocero dovesse vanificare i miei sogni, preferendo al sottoscritto il Mancini, quello sporco arrivista (sgòmito ergo sum), agente immobiliare che sfoggia gessati Armani (àbito ergo sum) che lo fanno somigliare a un mafioso ricercato dalle forze dell’ordine (latito ergo sum), un burino con l’hobby di masticare aglio (àlito ergo sum) se, dicevo, nonostante tutto fosse il Mancini ad averla vinta, non mi rimarrebbe altra via d’uscita se non l’esilio, in Gran Bretagna, alla corte della Regina Elisabetta (suddito ergo sum).

E se pure la fuga oltremanica non fosse sufficiente a farmi dimenticare l’ingiustizia subita, ingiustizia che non riesco a digerire e per la quale provo istintivo rigetto (vòmito ergo sum), se il tormento mi togliesse il fiato, se mi facesse piagnucolare (gèmito ergo sum), potrei lasciare questo pianeta e avventurarmi nell’ignoto spazio profondo, a bordo della Soyuz (òrbito ergo sum) il più lontano possibile dalle miserie della vita terrena, ormai priva di senso (e di sesso, quello se lo gusterà il malefico Mancini).

Unico contatto con il mondo rimarrebbe questo inutile blog, dove per esistere, nei panni di puro nano illibato, devo premere lettere, numeri e segni di interpunzione di una nera tastiera  (dìgito ergo sum).