domenica 21 settembre 2014

Frittata frettolosa alle Zucchine assonnate



Ci si alza con 30 minuti abbondanti di ritardo.
Si corre in cucina facendo attenzione a non capocciare contro lo stipite della porta.
Si estraggono due uova infreddolite dal frigo, un filo di olio extravergine di oliva dalla credenza, una padella antiaderente, delle zucchine assonnate e un poco annacquate dallo scolazucchine in titanio, si mettono tutti gli ingredienti nella padella (tranne la padella che è già lì di suo), si pone la padella sul fornello e poi... e poi... ... ah già, si accende il fuoco, nel frattempo che il tutto frigge ci si sveste, coordinando la mano sinistra che rimescola il paciugo gialloverde con la destra che si sta sfilando il calzino bianco di lana.
Dopo 3 minuti si spegne il fuoco, si estrae la frittata, si prende una bella ciabatta (inteso come pane: per non confondervi è consigliato l’uso di pantofole o babbucce) la si apre in due con un coltello e vi ci si infila la frittata medesima.
Si addenta un boccone con finta golosità e... che cavolo ci fa il calzino destro in mezzo al pane?

mercoledì 10 settembre 2014

Fornelliade



Mezzodì di un Sabato qualunque davanti alla Tivvù

Su Raiuno la Clerici mi impasta la farina muovendo avanti e indietro le poppe burrose che rischiano la fuoriscita mammellare dall’abito scollato.

É più forte di me: quando vedo la Clerici mi si alza… la glicemia, il colesterolo supera il livello di guardia, per non parlare dei trigliceridi che volano su su raggiungendo l’orbita geostazionaria in pochi secondi.

Per evitare conseguenze nefaste sul mio piccolo fisico già provato pigio il pulsante del telecomando e mi sposto su RaiDue.

Mezzogiorno in Famiglia, trasmissione nazionalpopolare di Michele Guardì, mostra un’inviata nel paesino sardo di Cuccupurceddu.

Piazza piena di gente che attende la fine cottura del porceddu incaprettato che gira e gira sull’apposito giraporceddu (mi chiedo: ma al porceddu, se lo incapretti, gli vengono delle crisi di identità?).

Altra pigiata verso il TG regionale di RaiTre.

Un servizio sulle specialità gastronomiche lombarde: bitto e pizzoccheri valtellinesi seguiti dalla polenta taragna bergamasca.

Spengo l'elettrodomestico.

Un buon libro è quello che ci vuole.

Sono indeciso fra Le Ricette di Suor Germana e la Costituzione della Repubblica Italiana.
Siamo seri.
Scelgo la seconda.

La tiro giù dallo scaffale, la spolvero, per poi aprirla:

Articolo 1) L’Italia è una Repubblica fondata sui Fornelli.

domenica 31 agosto 2014

Più anonimo che alcolista



Avrò avuto sì e no sei anni.
Il babbo una sera torna a casa, una sera ventilata di metà giugno, io gli corro incontro, due gambucce tozze e frenetiche si muovono sul pavimento di marmo, nella mano destra sventolo un foglio, orgoglioso di poterlo mostrare al capofamiglia.

PNV                Babbo, babbo, mi hanno dato la pagella!
Babbo             Pagella?
PNV                Sì, sì, pagella, pagella!
Babbo             Dai un po’ qua Gianni, fammi vedere.

Mi fermo di botto.
Piego il collo in avanti, immusonito.
Due lacrime si formano alla base degli occhi.

Babbo             Che hai Gianni? Ti hanno per caso bocciato?

Alzo la testa e ignoro il padre degenere.
Soccorso materno.

Mamma          Guarda che tuo figlio non si chiama mica Gianni.
Babbo             No?
Mamma          No.
Babbo             E come si chiama?
Mamma          PuroNanoVergine.
Babbo             PuroNano… che strano nome!

Sguardo indagatore del babbo.
Attimo di silenzio, poi :

Babbo             Figlio? Ma quello è mio figlio?

Non che il babbo avesse l’Alzheimer.
No.
Il difetto stava nel pargolo (il pargolo sarei io).

Quello che mi mancava, oltre alla statura, ai capelli in zona tempie, al molare destro (che bilanciava l’assenza del testicolo sinistro) era la personalità.

La mia figura non lasciava traccia negli altri.

Un difetto che mi portavo dietro dalla nascita (fu l’ostetrica durante il parto a insistere: “Signora, signora, spinga, continui a spingere, su forza, non molli proprio ora, spinga.” e mia madre, fumando tranquilla una sigaretta, a rispondere: “Guardi che è già uscito, quindici minuti fa, ce l’ha fra le braccia.”).

* * *

Non voglio farla troppo lunga (è estate, fa un freddo pazzesco, stamattina i miei scarponi chiodati si sono incastrati nel marciapiede ghiacciato. Sono rimasto bloccato per un’ora abbondante, a nulla è valso chiedere aiuto, il mio grido si è perso, anonimo pure lui, fra l’indifferenza dei passanti. Per salvarmi ho dovuto mollare le scarpe e, scalzo, i piccoli piedini che sfioravano l’asfalto polare, tornarmene a casa) né impietosirvi col desolante resoconto di un’esistenza vissuta a un metro e diciotto di bassezza, senza capelli, priva del molare destro, del testicolo sinistro (il destro ansimante per l’eccessivo sforzo al quale è sottoposto), e soprattutto nella più totale anonimia.

Non lo farò, anche perché ora sono totalmente sbronzo (per quanto, dalla qualità della scrittura che esprimo nel post, non si direbbe : perdonatemi, ma uno deve bilanciare il disinteresse altrui con una iniezione di autostima), perché, sì, se ai problemi che ho prima elencato (su tutti, il testicolo mancante) si aggiunge l’indifferenza dell’umanità intera (mamma esclusa) capirete che sia inevitabile cercare qualche forma di rifugio.

L’alcolismo come male minore (avrei potuto scegliere strade più degradanti come la tossicodipendenza, il gioco d’azzardo, l’iscrizione all’UDC o, peggio ancora, Lord Voldemort me ne scampi, a un fan club di Harry Potter…).

* * *

Che poi, uno dalle frequenti alzate di gomito prova pure a uscirne (mettendo nel conto il rischio, una volta disintossicato, di credere nell’esistenza degli ippogrifi).

Risale all’anno scorso l’iscrizione agli Alcolisti Anonimi.
Cinquantadue sedute settimanali, non me ne sono persa una, per vedere se ero in grado di smetterla con il Vov (ne bastano due bicchierini per mandare in tilt il mio piccolo cervellino).

Dopo 365 giorni esatti di confessioni di gruppo posso dire, con orgoglio, di essere sceso a un bicchiere e mezzo (lo so, può sembrare poca cosa, mezzo bicchiere in un anno, ma sono un nano pigro, che affronta e risolve i problemi col tempo dovuto. L’obiettivo è la guarigione nel giro di quattro anni, sarà il 2018, quando, il Vov alle spalle, mi presenterò alle urne per votare, in assoluta sobrietà, nonostante il travestimento da Hermione Granger, Angelino Alfano).

* * *

La riduzione del mezzo bicchiere di Vov deve avere fatto il giro dell’associazione.
Il Presidente, l’esimio Notaio Guidalberto de Guidalbertis, martedì sera mi ha avvicinato esordendo con un :

NotaioGuidal             Mi scusi, signor Gianni
PNV                           (immusonito, due lacrime alla base degli occhi)
NotaioGuidal             Cos’ha, signor Gianni, non si sente bene?
PNV
NotaioGuidal             È tornato ai due vov?
PNV                           Non sono il signor Gianni…
NotaioGuidal             (stupore)
PNV                           … mi chiamo PuroNanoVergine.
NotaioGuidal             Ops… non volevo, mi perdoni l’equivoco…
PNV                           Va bene, va bene, tanto ci sono abituato.

NotaioGuidal             Signor Gi… PuroNanoVergine, ho saputo degli ottimi risultati da lei conseguiti nel suo primo anno di frequentazione degli Alcolisti Anonimi.

PNV                           (annuisco orgoglioso)

NotaioGuidal             Sa, stiamo per lanciare una nuova campagna informativa e ci serviva un caso di successo da poter presentare…

PNV                           (brillantume nello sguardo)
NotaioGuidal             È stata un’idea della mia segretaria …
PNV                           (curiosame nello sguardo)

NotaioGuidal             … preparare un manifesto che avesse in primo piano una bottiglia di rosso, una bottiglia piena, e sullo sfondo lei, sorridente, con lo slogan: il Tappo non la stappa.

PNV                           (incertitudine nello sguardo)

NotaioGuidal             Lo so, sentirsi dare del tappo non è bello, però verrebbe presentato con un’immagine positiva, uno che è uscito dal tunnel e…

PNV                           accetto!

* * *

Ho il manifesto fra le mani.
Lo guardo, compiaciuto.
Il simbolo della mia rinascita.
L’alcolismo una malattia prossima alla sconfitta (cosa volete che siano quattro anni ?), al pari dell’anonimato (la mia storia non è passata inosservata, se persino il Guidalbertis se ne è accorto).

Il poster, un 70 x 90, riporta in primo piano una bottiglia di rosso intatta (un Nobile di Montepulciano), che poggia su una scritta anch’essa rossa (“il Tappo non la stappa”), lo sfondo è beige chiaro, uno sfondo uniforme se si eccettua quella piccola figura, quel piccolo nano, il Tappo alla base del gioco di parole, un nano che… che… che mi sembra… di… di… riconoscere… forse ci siamo incrociati nei locali dell’associazione… forse no… sì… sì… ora ricordo… è quel nano che dovrebbe… dovrebbe chiamarsi… chiamarsi… Gianni.