sabato 3 marzo 2018

Sale salarium


Ho scoperto su Wikipedia che il termine salario deriva dall'usanza, nell'antica Roma, di pagare i lavoratori col sale (un tempo aveva un valore pari se non superiore all'oro per la sua proprietà di conservare i cibi).
Quello che Wikipedia non riporta sono le dinamiche di contrattazione salariale che videro contrapposti, già 2000 anni fa, i rappresentanti padronali (il termine "padrone" deriva dal latino "patronum" che significa "sfruttatore sovrappeso della manodopera altrui") e quelli sindacali (dal greco "syndikos" ovvero mettersi insieme, "syn", per ottenere giustizia, "dike").
In un documento dello storico Marzio Tullio Patrizio si narra della trattativa per l'adeguamento salariale dei braccianti romani, trattativa nella quale si affrontarono Gaio Tullio Panzonio (patronum per eccellenza dell'epoca) e Mauro Tullio Landinio (suo contraltare sindacale).
Estate del 218 a.C.
La trattativa iniziò con la proposta di Panzonio di una razione di sale settimanale, proposta che Landinio rispedì al mittente con la motivazione che la razione di sale era appena sufficiente all'acquisto di cibo necessario a sfamare una persona per sette giorni: in pratica l'approvvigionamento di derrate alimentari avrebbe comportato la mancanza dell'elemento da usarsi per conservare gli alimenti, costringendo un lavoratore a strafogarsi di vivande nei primi due, massimo tre giorni, per digiunare i restanti quattro.
Urgeva un aumento salariale che Panzonio rifiutò categoricamente di concedere.
Come risposta Mauro Tullio Landinio indisse il primo sciopero che la storia ricordi, con manifestazioni che bloccarono la capitale della Repubblica per una settimana intera (come neppure una nevicata di due centimetri avrebbe potuto fare).
A malincuore Gaio Tullio Panzonio fu costretto a riaprire il confronto col suo tenace interlocutore proponendo due razioni di sale la settimana.
Offerta un filo più ragionevole che, stando ai calcoli di Mauro Tullio Landinio (abile matematico nonchè accanito bevitore di Vinum Velleranum), avrebbe sì permesso a un bracciante di utilizzare una parte del sale per l'acquisto di cibo e una parte per la sua conservazione, ma solo a fronte di un quantitativo di alimenti appena sufficiente alla soppravvivenza.
Agricoltori denutriti, fu la retorica domanda che Landinio indirizzò a Panzonio, come potevano garantire una prestazione lavorativa degna di tal nome? Lo stato di denutrizione non si sarebbe tradotto in un calo dei raccolti con conseguente perdita economica padronale?
Gaio Tullio Panzonio obiettò che un regime dietetico ristretto fortificava i braccianti e che lui, dall'alto della sua obesità conclamata, per non parlare dell'ipercolesterolemia, giurava sulla testa dei senatori capitolini che vivere soffocati da dita di lardo addominale era un'esperienza oltremodo sgradevole (e pericolosa per la salute).
La giustificazione non convinse Mauro Tullio Landinio che indisse il secondo sciopero che la storia ricordi, con manifestazioni ancor più imponenti delle prime che bloccarono la capitale della Repubblica per ben due settimane (come neppure una nevicata di quattro centimetri avrebbe potuto fare).
Il successivo incontro vide la discesa in campo, lato padronale, di Tullio Tullio Tulliano (Gaio Tullio Panzonio morto nel frattempo causa ictus fulminante) che tenendo a freno il proprio istinto capitalistico ante litteram si disse disposto a concedere tre razioni settimanali di sale: offerta ultima, non più negoziabile.
Mauro Tullio Landinio, non volendo manifestare in modo evidente giubilo per il successo ottenuto (dentro di sé gongolava per la vittoria conseguita) chiese qualche giorno di tempo, pausa di riflessione, per poter accettare o meno l'offerta in teoria non trattabile.
Permesso accordato da Tullio Tullio Tulliano.
Nel successivo e definitivo incontro, narrano le cronache puntuali dello storico Marzio Tullio Patrizio, Mauro Tullio Landinio fece sua l'offerta di Tullio Tullio Tulliano a condizione che, ciliegina sulla torta, le tre razioni di sale settimanale aumentassero a quattro in corrispondenza della Festa di Salus (che si celebrava alla fine del mese di marzo, secondo il nostro calendario attuale).
Tullio Tullio Tulliano, inaspettatamente, non solo acconsentì alla richiesta sindacale (che non nasceva da un'esigenza reale della classe lavoratrice, ma aveva uno scopo unicamente provocatorio) ma, soprendendo la controparte, rilanciò: cinque razioni settimanali di sale, per tutti i lavoratori, fin quando la Repubblica romana avrebbe dominato l'intero globo terracqueo.
Mauro Tullio Landinio scrutò l'avversario e, lo sguardo corrucciato (in parte annebbiato a causa del Vinum Velleranum bevuto poco prima) chiese:
"Come mai tanta inverosimile generosità?"
"Abbiamo inventato i frigoriferi." rispose Tullio Tullio Tulliano.

7 commenti:

Nia ha detto...

:D

PuroNanoVergine ha detto...

@Nia
Ciao :-)

CirINCIAMPAI ha detto...

con tutto 'sto sale (e tutta 'st'amarezza...) m'hai fatto venì sete!
Avanza un goccetto di quel vino???

PuroNanoVergine ha detto...

@CirINCIAMPAI
Purtroppo no, Mauro Tullio Landinio se l'è scolato tutto.

CirINCIAMPAI ha detto...

Che ingenua.

Sara Scavolini ha detto...

Ah! La ritenzione idrica....

PuroNanoVergine ha detto...

@Sara Scavolini
Vero, il sale gonfia (immagino che mangerai insipido, mannaggia a te ;-))

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