giovedì 3 ottobre 2019

domenica 22 settembre 2019

Non è la D'Urso


Entro in Triennale poco prima delle 18:30.

Lo spettacolo inizierà fra un’ora, ma il timore di perdermi un posto nelle prime file, o di perderlo del tutto rimanendo fuori dalla Sala che ospiterà l’esibizione, mi suggerisce un anticipo clamoroso sui tempi.

Sia mai che salti l’appuntamento con Carlo Vanoni e la sua carrellata di donne che ha amato, dal 1500 ad oggi (la performance s’intitola “Ho scritto t’amo sulla tela”).

Carlo Vanoni.

L’ho conosciuto nelle interminabili vendite di quadri di Telemarket, una quindicina di anni fa, per poi seguirlo nel successivo passaggio a Orler TV.

Carlo Vanoni.

No, non è un banale imbonitore televisivo, un venditore che definisce, a differenza di molti suoi colleghi, CAPOLAVORO ogni tela messa in vendita (con l’effetto che, se tutto è CAPOLAVORO, viene meno il significato della parola, o meglio, la parola assume un altro senso, CAPOLAVORO sinonimo di NORMALITÀ), che promette guadagni iperbolici, con opere proposte a poche migliaia di euro, destinate a una sicura rivalutazione del 1.000, 2.000, 10.000 per cento!

Carlo Vanoni.

Trasforma una soporifera televendita di quadri in un viaggio nella storia dell’arte (è critico e storico della materia), sottolineando il legame che unisce le opera dall’antichità all’arte contemporanea. Quanto realizzato ora, spesso incomprensibile ai più, ha senso se visto come naturale evoluzione di un passato e, non solo, acquista ulteriore leggibilità se si inserisce in un contesto più ampio (la società nella quale l’artista ha vissuto: un esempio, i misteriosi cementi di Uncini nell’Italia del boom economico).

Non solo, con l’arte Vanoni ci scherza, rendendola leggera, proponendo accostamenti inusuali (Giotto come inventore di una fiction ante litteram; la pudica Claudia Schiffer accostata all’altrettanto casta Venere del Botticelli; Ronaldo, ovvero il Michelangelo dei nostri tempi; la Body Art madre dei tatuaggi attuali), legandola alla letteratura (grazie a lui ho scoperto le meravigliose lettere di Van Gogh al fratello Theo o il poeta Sandro Penna) alla filosofia (la crisi dell’individuo delineata da Nietzsche, ripresa da Munch ne L’Urlo) e molto altro ancora...

Entro in Triennale poco prima delle 18:30 e salgo al primo piano.

La folla.

Un assembramento di persone, in fila, che provano a entrare in una piccola sala.

Avevo ragione a temere il peggio.

Nella mano destra ho l’ultimo libro del Vanoni, che nella quarta di copertina recita un: “Che mondo sarebbe se al posto del calcio l’argomento principale fosse l’arte? Il Rinascimento.”

E Rinascimento sembra essere quello che i miei occhi vedono.

Fatico a muovermi fra la gente per raggiungere uno degli ultimi posti nella lunga fila.

Mie vicine nell’attesa, una signora sui sessantanni tracagnotta, i capelli tinti e vaporosi, un paio di occhiali dalla montatura grigia; al suo fianco la figlia (scoprirò poco dopo la parentela), sui trentacinque, una somiglianza con Anna Oxa (il mio sguardo a cadere sul seno messo in mostra da una magliettina biancoaderente), e un’amica delle due, una cinquantenne con trucco pesante, capelli neri corti, due orecchini a mezzaluna giganti e argentati che oscillano a ogni minimo movimento del capo.

Mentre mi accodo mi guardo intorno in cerca di un’amica e collega, Sandra, che dovrebbe raggiungermi per lo spettacolo.

Sandra condivide con il sottoscritto la passione per l’arte e l’ammirazione per il “bravo presentatore” Vanoni, ma, c’è un ma, che per forza di cose ci divide: la sua “ammirazione” è virgolettata, non è semplice ammirazione, visto che l’amica ha per il Vanoni (qualcosa di più di) un’infatuazione.

Il critico d’arte è l’ultimo di una serie di uomini dal fascino latino che hanno provocato tachicardia nel suo cuore. Serie iniziata con sportivi come Beppe Saronni, Bernard Hinault, Greg Louganis, proseguita con attori del calibro di Johnny Depp o cantanti, in primis Julio Iglesias: ecco, Carlo Vanoni è, per Sandra, lo Julio Iglesias dell’arte, la versione intellettuale del gruppo di “Belloni”.

Della collega nemmeno l’ombra (ho la preoccupazione che alla fine non riuscirà a trovare posto fra il pubblico).

Non mi resta che attenderla, osservando nel frattempo le persone che mi circondano, un insieme di individui comuni (come il sottoscritto), a formare una piccola folla che potrebbe, con un pizzico di fantasia, rappresentare un campione del pubblico televisivo, spettatori abituali dei talk show o delle trasmissioni di infotainment, fan di Mara Venier, della Palombelli, di Antonella Clerici o, peggio ancora, della d’Urso.

E invece no, tutti in coda per la cultura, per l’arte, per la pittura, per il Vanoni.

Il brusio di sottofondo, somma dei dialoghi e delle chiacchierate dei presenti, è sovrastato a un certo punto da una considerazione della mamma sessantenne:

Ha da poco ripreso la sua trasmissione in TV!”

Affermazione che sottoscrivo, sapendo che su Zelig, ne l’Arte di Vivere, il critico è tornato in coppia con il comico Leonardo Manera.

La figlia pettoruta ribatte con una domanda:

Mamma, ma adesso quanti anni ha? 60? 65?”

Domanda che mi lascia perplesso. Non ricordo l’età esatta del critico, ma spannometricamente siamo sui 50 o poco più, nell’insieme ben portati, il ciuffo leggermente ingrigito, la capigliatura che non mostra segni di diradamento (e che invidio), il volto abbronzato, l’estate da poco alle spalle, nulla che gli possa attribuire, come fatto dalla ragazza, dieci o addirittura quindici anni di più.

Secondo voi presenta un nuovo libro?”

Ribatte l’ultima componente del terzetto, gli orecchini a mezzaluna che sostengono il quesito.

Confermo, è da poco uscito “A piedi nudi nell’arte” per Solferino Editore, libro che tengo nella mano destra, ma che non mi sento di mostrare in modo plateale alla signora (sarebbe l’ammissione che sto origliando la conversazione delle tre donne, senza esserne invitato).

La fila si sta allungando, si sta formando una calca che mi provoca un principio di disagio (non vorrei che si innescasse la consueta ansia data dalla folla, dal trovarmi nel mezzo di luoghi pubblici affollati) e, in tutto questo, Sandra è ancora desaparecida, non riesco a scorgerla per quanto mi sforzi di muovere lo sguardo in tutte le direzioni (partendo dalle scale che portano al primo piano della Triennale).

L’apprensione viene interrotta da una seconda uscita della signora con gli orecchini:

Sono curiosa di vedere se si vede il lifting!”

Il tutto detto con un pizzico di malignità, perché di perfidia si tratta visto che il “Bellone” non nasconde qualche ruga naturale, che nulla toglie al suo fascino, anzi…

In soccorso della mia opinione la risposta della mamma cicciottella:

Quello che conta non è il lifting, ma sei hai carisma, personalità, fascino. E lei ne ha da vendere, tutti e tre.”

Parole da sottoscrivere, a eccezione di quel “lei”, che associato a un uomo, volendo essere pignoli, non è il massimo della correttezza sintattica.

Certo...” è la sosia della Oxa che chiosa “… senza personalità e carisma mica ti facevano condurre il Grande Fratello per tutte quelle stagioni. Chissà se anche quest’anno ci sarà sempre lei?”

Un altro lei?

La conduzione del Grande Fratello?

Qualcosa non quadra!

Vinco la timidezza, serve un chiarimento:

Scusate, ma che io sappia Carlo Vanoni non ha mai condotto il Grande Fratello?!”

Sguardo smarrito delle tre interlocutrici.

Espressione, sui loro volti, nell’osservarmi, della serie “da dove viene questo deficiente?”

Carlo Vanoni?” è la madre oversize che prende la parola.

Sì, Carlo Vanoni, il critico tv, che parlerà delle donne della sua vita...”

Mai sentito prima. Strano. Io credevo che ci fosse solo Barbara d’Urso?! Vuol dire che Barbara intervisterà questo Carlo… Carlo… Carlo Vanoli?”

Vanoni” correggo la figlia, sforzandomi di mantenere lo sguardo ad altezza dei suoi occhi, senza scendere un poco più in basso.

Un errore, un tremendo errore.

Ora è chiaro!

Ho cannato la fila, la lunga coda non era per lo spettacolo sulla storia dell’arte, ma ha a che fare con l’apparizione della Barbara Nazionale, non so in che veste, per quale motivo, non m’importa, non voglio neppure approfondire, devo solo uscire dalla massa di gente che si è solidificata, che rende difficoltoso il muoversi, tentando di farmi spazio per abbandonare i presenti al loro destino D’Ursico.

Provo quindi a muovermi, ma un bodyguard, che mi sovrasta di una sessantina di centimetri in altezza e in larghezza di spalle, mi blocca, e con un cenno del capo, scuotendolo, mi indica che, una volta scelto di seguire Santa Barbara dei Palinsesti Tv, non posso più tirarmi indietro.

Nello stesso istante vedo Sandra apparire al termine della scalinata.

Breve scambio di sguardi e sorrisi.

Lei mi fa segno di scusarla, indicando con la mano destra l’orologio che tiene sul polso sinistro e mi invita, sempre gesticolando (siamo distanti una decina di metri, io impossibilitato ad uscire, lei ad avvicinarsi) a raggiungerla.

Faccio segno di no con la testa.

Perplessità da parte sua, che rinnova la richiesta a darmi una mossa.

Ancora una risposta mimata e negativa da parte mia.

Ma sei scemo?” riesco a indovinarne il labiale, non potendo udire in modo distinto la sua pronuncia.

No...” scandisco lentamente le parole, in modo che possa leggere dalle mie labbra “… no, c’è la D’Urso, resto qui, vai, vai, il Vanoni ti aspetta”.

Occhi strabuzzati dell’amica che accompagnano un “Idiota” a contorno.

La vedo dirigersi nella Sala dove Carlo Vanoni terrà la sua lezione che, ne sono sicuro, renderà indimenticabile il pomeriggio di Sandra.

Per quanto mi riguarda, potrò soddisfare la curiosità di osservare da vicino il lifting della D’Urso, sempre che si veda.

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