domenica 18 ottobre 2020

Ho fatto le Elementari...

in una scuola così esclusiva che per il compito in classe di geometria ci facevano calcolare l’area del quadrilatero della moda.

venerdì 9 ottobre 2020

Frigor Mortis

E così, oggi, ho salutato il frigo.

Dopo 15 anni di onorato servizio ha tirato le cuioa.

L’ho visto mentre veniva portato via, rigido, bianco (cadaverico), nessun segnale di vita.

Un ultimo saluto, il mio: mi sono avvicinato e l’ho toccato.

Era caldo.

venerdì 2 ottobre 2020

Armonia universale

 

Mi siedo nella posizione del loto, chiudo gli occhi, inizio a inspirare profondamente, immaginando l’aria che entra come se fosse di colore azzurro e raggiungesse ogni singola particella del mio corpo per purificarlo.

Poi espiro, molto lentamente, in modo che l’energia negativa accumulata nella giornata se ne esca, se ne vada, si allontani, sia un ricordo prossimo a svanire.

Inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, energia azzurra positiva che entra, negatività ad uscire, completo rilassamento di ogni singolo muscolo, dei tendini, delle ossa, della cartilagine, persino del cerume nelle orecchie, rilassamento assoluto e poi il sorriso, accennato con un lieve movimento delle labbra, un sorriso che nasce dall’interno, dal cervello, pure lui a riposo, sereno, placido, tranquillo, un sorriso che si accumula nel terzo occhio (dalla visione perfetta, nessun astigmatismo o miopia a corromperlo) e scende lungo il viso per muovere, come detto, la mia bocca.

Armonia universale.

Sono in pace con me stesso, con le persone che conosco, con quelle che non conosco, con gli animali, con le piante, con gli oggetti, sì, persino con le pietre, i sassi, l’asfalto, il cemento, le strisce pedonali, i semafori, gli autovelox, i parcheggi, le tangenziali, i centri commerciali, i grattacieli, i muri che dividono le nazioni, le nazioni stesse, con il pianeta Terra, il Sistema Solare, la Via Lattea, l’Universo intero...

A tutti, nessuno escluso, sento di donare la mia energia positiva, che sia fonte di ogni possibile bene per chi (o cosa) mi circonda.

A tutti, sì, tranne al Geometra Balzoni del terzo piano.

mercoledì 16 settembre 2020

Paragrafi

 Un post, per risultare accattivante, per invogliarti alla lettura, dovrebbe essere scorrevole, un susseguirsi di parole ogni tanto separate da segni d’interpunzione, che messe insieme arrivino in un battibaleno, senza alcuna fatica sia per chi compone il testo sia per chi, come te, ha benevolenza nel leggerlo, al termine di una frase, di media lunghezza, ma di facile digestione. E la frase successiva dovrebbe mantenere le medesime caratteristiche, parole e virgole, una di seguito all’altra, a comporre una proposizione forse poco significativa in sé, dove si cerca di curare la forma a discapito della sostanza, almeno in apparenza, in modo da tenerti agganciato.

Due frasi e un ritorno a capo, a terminare il primo paragrafo e introdurre il secondo, diverso dal suo predecessore, in fondo se si scrive lo si fa sfidando chi legge, non ti si può rendere la vita facile, no? (lo so, sono in contraddizione con quanto scritto poche righe sopra. E allora?). Voglio dire, se fatico io nel crearlo, anche tu, tranquillo di fronte allo schermo di un pc o di un tablet o di uno smartphone, devi darti da fare per non perdere il filo del discorso, e non stupirti se all’improvviso; quando ti saresti aspettato una virgola ti ritrovi un punto e virgola messo alla ca… niente volgarità… o delle parentesi tonde (le quadre sarebbero un azzardo) eccessivo, che si aprono bene, ma si chiudono in anticipo, o chissà quali altre diavolerie che forse ti irritano, o ti stancano, o ti fanno venir voglia di smettere di leggere (ti prego, no!) o, o, o, oooh! invece ti conducono senza quasi che tu te ne sia accorto, al terzo paragrafo.

Direi che alla complicazione (relativa) debba seguire una sana e consolante semplicità. Frasi brevi. Pensieri lineari, modesti, ovvi. Del tipo, il sole sorge al mattino e tramonta la sera. Non ci sono più le mezze stagioni. La mamma è sempre la mamma. Meglio solo che male accompagnato. I giardini di marzo si vestono di nuovi colori (questa fischiettala).

Perché non andare oltre? Non semplificare ulteriormente? A cosa serve immaginarsi una frase? Solo parole. Banali. Uniche. Divise fra loro. Scusami. Divise. Fra. Loro. Prosciutto. Insalata. Tonno. Mirtilli. Pane. Lucidascarpe. Lavapiatti. Guanti. Profumo. Spazzolino. Supermercato. Lista. Spesa.

O se vogliamo darci un tono, manteniamo la non struttura delle righe che hai appena letto, ma eleviamoci con dei vocaboli da veri intellettuali. Icastico. Orpello. Evanescente. Ondivago. Batracomiomachia. Sollucchero. Peristalsi. Magniloquenza. Metonimia. Sineddoche. Nutella (ops, scusami, mi è scivolata in questo paragrafo una parola del precedente).

E poi, chi decide che un post debba contenere delle parole di senso compiuto, inserite in frasi di difficoltà variabile, o a sé stanti a formare una lista di vocaboli che hanno valore più o meno elevato? Elevato in base a cosa? Non mi dire che consideri più importante la Sineddoche della Nutella? Nessuno lo decide. Anarchia totale. Potrei, così, perché mi va, passare dal letterario allo scientifico e infilare un E=mc2 o a2+b2=c2 o      dS >= 0 o Xt+1 = kXt (1-Xt) solo per dirti che è un bel casino o un bel Caos.

Se non hai già mollato, ti starai chiedendo il motivo che mi ha portato a scrivere questo post. Presto detto: ho deciso di trastullarmi nella variabilità “paragrafica”, concedimi il virgol...

ettato, e l’interruzione, con immediata ripresa e risposta alla tua domanda che... non so darti (perché dovrei darla? Allo sforzo di metter giù queste righe non posso aggiungere la fatica di doverle giustificare).

Come intuirai, le varianti potrebbero essere molte, se usassi un aggettivo pescato pari pari dal paragrafo numero quattro (quello della Nutella perduta) o innumerevoli, se ne adottassi uno da paragrafo numero cinque (quello della Nutella per fortuna ritrovata) o > 210 se mi esprimessi secondo lo standard del paragrafo n.6.

Molte”, “innumerevoli”, “ > 210”... al di là dell’espressione usata, l’insieme delle possibilità dal quale pescare un paragrafo di un tipo piuttosto che uno del tipo opposto, o solo in minima parte differente, è così ampio che solo a immaginarlo ti verrebbe un forte mal di testa (che curerai con una pastiglia di Moment), in compagnia del sottoscritto (che invece opterà per una compressa di Cibalgina). Prosciutto. Insalata. Tonno. Mirtilli. Pane. Lucidascarpe. Lavapiatti. Guanti. Profumo. Spazzolino. Moment. Cibalgina. Supermercato. Lista. Spesa. Aggiornata.

Prima di diventare moment o cibalginodipendenti, nell’ottica che “è meglio prevenire che curare” (frase che avrei dovuto inserire nel paragrafo numero tre, ma oramai è tardi) è d’obbligo dare un taglio a questo testo, evitare che i miei dolori alla capoccia aumentino così come le sofferenze della tua zucca, decidendo che questo è l’ultimo paragrafo, l’undicesimo se ho contato giusto, dove un anagramma finale mi consente di dire, anzi di scrivere, stop post.

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