sabato 10 aprile 2021

Vuoi diventare la mia ragazza?

Seconda media.

Il mio compagno di banco, Luca Mantellini, dopo un tira e molla con la sua timidezza, consegnò il fatidico biglietto a Tamara Steardo, la ragazza considerata la più carina della classe, che sedeva nella fila dietro la nostra, alle spalle di Luca, in diagonale rispetto al sottoscritto.

Dopo una decina di minuti il biglietto fece il percorso inverso, dalle mani di Tamara a quelle di Luca e, appendice non contemplata all’andata, dalle mani di Luca alle mie.

Dall’espressione di delusione, mista a un accenno di lacrime dell’amico, ne avevo intuito il contenuto, confermato dalla lettura:

Vuoi diventare la mia ragazza?”, frase sotto la quale erano disegnate due caselle, quella a sinistra con un SI al suo interno, quella a destra con un NO.

Tamara aveva sbarrato la casellina destra, aggiungendo con la sua grafia tonda un “… ma rimaniamo buoni amici”.

Riconsegnai il biglietto a Luca, fingendo empatia, compartecipazione emotiva al suo dolore, mentre intimamente, nano malefico e invidioso, una parte di me provava meschina soddisfazione per il suo fallimento.

Il tentativo del compagno mi aveva però aperto una strada che fino a quel momento ritenevo impraticabile: dichiararmi a Elisabetta De Marinis, la ragazzina rossa di capelli, occhi verdi ed efelidi, che sedeva dietro di me. Meno appariscente dell’incarnato dolce e della vaporosa chioma mora di Tamara, Eli era d’una bellezza irregolare, un carattere da maschiaccio che in quegli anni, lei dodicenne, celava una femminilità prossima a manifestarsi.

Mi era sempre sembrata irraggiungibile, io già allora nano con un vago sentore che il tempo avrebbe aggiunto alla bassa statura la purezza (di nome, non di fatto) e la perenne verginità (di fatto e basta).

Preparai quindi il mio bigliettino e glielo consegnai la settimana successiva al tentativo di Luca con Tamara.

Tempo cinque minuti ed Elisabetta mi passò il responso, sul quale, nella sua grafia elettrica, aveva scarabocchiato un: “Ma come cavolo prepari le domande? Riscrivilo come si deve e poi vediamo.”

Quel “e poi vediamo” era bastato a non farmi sprofondare, lasciava aperta una speranza, una possibilità, che però richiedeva, come sollecitato dal mio (potenziale) amore, una riscrittura del biglietto.

Nel mio primo goffo tentativo avevo infatti scritto: “Vuoi diventare la mia ragazza?”, aggiungendo le consuete due caselline, quella di sinistra con un NO e la specificazione (riportata in piccolo, poco sotto) neppure se fossi l’ultimo ragazzo sopravvissuto sulla faccia della Terra, quella di destra con un altro NO e la specificazione piuttosto mi faccio suora e recito 10 rosari al giorno, in latino (Elisabetta si vantava di non credere in Dio e sfoggiava in latino un 2-- di media).

Passai la sera, nella cameretta di casa, a preparare la seconda richiesta, ricordavo quanto aveva fatto Luca, lo copiai pari pari inserendovi però un piccolo tocco, che ritenevo di classe, ovvero profumando il tutto con due spruzzate dell’acqua di Colonia del babbo.

La mattina successiva la consegna e, dopo soli due minuti, la replica di Elisabetta.

Luca mi osservava, nel suo sguardo la speranza che a me le cose andassero meglio (il suo era un sostegno sincero, solo ai nani spetta l’esclusiva della meschinità).

Speranza delusa.

Eli aveva tracciato una X marcata in corrispondenza dell’opzione NO, commentando la risposta con un: “profumare il biglietto fa abbastanza schifo, non ti dico neppure che saremo buoni amici, non mi sembra giusto, però non lo escludo al 100%”.

Apprezzai la schiettezza e la sincerità del mio amore (spotenziato) e devo dire, a dispetto degli scenari infausti che mi ero immaginato (il dolore del rifiuto che mi provocava un infarto fulminante o la caduta in contemporanea dei 32 denti da latte che a dodici anni ancora stazionavano in bocca) mi ripresi in tempi rapidi dalla botta.

L’anno successivo le nostre strade si separarono: Elisabetta venne bocciata e dovette ripetere la seconda media, io prosegui senza problemi, da nano secchione quale ero.

Da allora ho acquisito una maggiore fiducia in me stesso al punto che ora, alle soglie dell’andropausa, potrei ripresentare il biglietto a Eli (nel frattempo prossima alla menopausa) evitando da un lato di profumarlo con la Colonia del babbo (oramai defunto) e proponendo come alternative alla mia domanda due caselle identiche provviste di un SI come medesima opzione.

Lei, da ragazzina furba quale era e da donna altrettanto sgamata quale sarà divenuta, troverebbe comunque il modo di rispondermi con un elettrico NO, ma l’amicizia, cascassero i 32 denti da latte se non fosse vero, sono sicuro me la concederebbe.

giovedì 1 aprile 2021

domenica 28 marzo 2021

Carpe diem

Nell’esatto istante nel quale fai tuo l’insegnamento d’Orazio e ti rendi conto (non a livello intellettuale, ma di pancia, di cuore, sulla pelle…) che devi vivere giorno per giorno, senza alimentare ansie e timori per un futuro che non puoi predire, ma godendo del presente, del qui e ora, dei doni meravigliosi che la vita ti sa offrire, delle piccole o grandi gioie le quali, colte o coltivate che siano, sono le uniche a dare un senso alla nostra presenza quotidiana su questa terra... nell’esatto istante nel quale fai tuo l’insegnamento d’Orazio, percepisci, inaspettata, quella micidiale fitta al secondo molare destro dell’arcata dentale superiore.

 

domenica 21 marzo 2021

Sono "solo" 15 minuti.

Se c’è una cosa che mi dà fastidio è il ritardo con il quale iniziano (quasi) tutte le riunioni (di lavoro e non).

Ritardo giustificato con il cosiddetto “quarto d’ora accademico”.

Ogni tanto sogno di ideare una pillola che, una volta ingerita, obblighi chi la prende alla puntualità (altro che vaccino per il Covid!).

Un’invenzione miracolosa che pur non consegnandomi alla Storia o non attribuendomi il Nobel (scegliete voi la categoria) mi dia un pizzico di notorietà.

Non molto, mi accontenterei del quarto d’ora warholiano di celebrità. 

lunedì 15 marzo 2021

Fine della pandemia

Spero con tutto il cuore che presto usciremo da questa stagione segnata dal Covid per tornare alla consueta anormalità.

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