sabato 23 giugno 2018

domenica 17 giugno 2018

Con semplicità


E poi ti descrivo le Quattro notti di un sognatore di Bresson, di quanto sia un nano rintronato e poco perspicace se solo alla fine del primo tempo ho collegato il film alla sua fonte letteraria, le Notti bianche di Dostoevskij, e che forse sarò pure un nano rintronato, ma il ritardato collegamento è da imputare almeno in parte allo stile asciutto, privo di melodramma, calvinista, del regista francese, lontano anni luce dall'intensità emotiva del racconto russo, un racconto lungo, romanzo breve, che lessi in un dopo cena estivo di una ventina di anni fa, immedesimandomi nel protagonista maschile, vittima di un amore solo sfiorato, che vede svanire nel momento della sua insperata realizzazione, per Nastenka, l'infelice ragazza incontrata su un ponte di San Pietroburgo, intenzionata a suicidarsi.

Ti descrivo tutto questo e sul "Nastenka" il mio sguardo corre il rischio d'incrociare il tuo, occhi castani (i miei) che provano a reggere (a fatica) il verde dei tuoi.
Mi chiedo se il "Nastenka" sottolineato e lo scambio di occhiate ti possa suggerire qualcosa, magari l'ipotesi che il sottoscritto ti stia invitando, a dare, noi due insieme, un finale diverso al triste epilogo del breve romanzo del vecchio Fedor.
Me lo chiedo quando reagisci con un accenno di sbadiglio e te ne esci con: "Sono una ragazza semplice, le cose complicate non mi piacciono, preferisco i film di Raoul Bova".

Ché poi non è la risposta in sé, ma il volume usato per darla che mi infastidisce.
Un livello sonoro eccessivo quasi a voler compensare con i decibel in sovrappiù la pochezza di una semplicità ostentata, da contrapporre alla complicazione che come nano (rintronato) ho proposto (l'inutile bla bla bla di film francesi e romanzi russi e storie d'amore letterarie come fonte d'ispirazione per una relazione che sarebbe potuta nascere e che, temo, non nascerà mai).
Quello che mi disturba non è l'essere semplici in quanto tali (detto fra parentesi il mio bla bla bla è un bla bla bla pseudo intellettuale, un susseguirsi di bolle di sapone che escono dalla boccuccia di nano, a forma di cuoricini rosa che scoppiano nell'aria dopo pochi secondi, del tutto evanescenti e privi di sostanza) ma il rivendicarlo, il non sentire quel pizzico d'esigenza a migliorarsi, a scoprire altro che vada oltre i bicipiti e lo sguardo bacioperuginico del buon Raoul.

La voglia di superare i propri limiti che, per esempio, mi ha portato a calzare questi scarponcini tacco 12, per potermi elevare dal metro e diciotto della mia bassezza, al metro e trenta, con l'intenzione di passare nelle prossime settimane a dei mocassini tacco 18 i quali, sommati agli esercizi di stretching della colonna vertebrale, dovrebbero consentirmi di sfiorare il metro e 37 se non 38 di altezza (ancora distante dai tuoi centosessantotto centimetri privi di tacco, ma fiducioso che il gap fra noi due pian piano si possa colmare).

"Mi spiace, PNV, ma non credo che siamo fatti l'uno per l'altra."

Non mi dai tempo di ribattere (per mia fortuna).

Ti alzi, la figura slanciata che supera il metro e settanta (in questo momento indossi sandali neri Geox con tacco a zeppa di 5 cm) mi lascia con l'ennesimo due di picche, un due di picche consegnato con estrema semplicità (a che serve complicare il tutto?).

Mi alzo pure io per dirigermi verso la cassa (gli aperitivi da pagare), ma nel farlo, la gamba destra protesa in avanti per muovere il primo passo, lo scarponcino sinistro si piega verso l'esterno, la caviglia a stortarsi in un movimento innaturale, il dolore immediato che blocca il respiro.

Forse hai ragione tu, meglio accettarsi per come si è, andare oltre i propri limiti richiede fatica, impegno e si risolve spesso in una sconfitta, in amara frustrazione o, bene che vada, in una slogatura scomposta.

sabato 9 giugno 2018

Il cellulare fa bene al Gulliver


L’esposizione alle onde elettromagnetiche degli smartphone non solo non nuoce alla salute, ma può persino stimolare i neuroni del cervello, renderli più “scattanti”, migliorandone le performance.
Testimoni oculari (e uditivi) giurano che dopo un’ora di colloquio al cellulare Luigi Di Maio abbia azzeccato due congiuntivi di fila.

venerdì 1 giugno 2018

L'immaginazione al potere


Bene, ora chiudete gli occhi, fate un bel respiro, immaginate che questa non sia la realtà, ma una distopia tricolore.
Ora riaprite gli occhi, accendete la tv, sintonizzatevi sul telegiornale e gustatevi il giuramento del governo Cottarelli.

;