venerdì 16 novembre 2018

56 cm, 56 punti

Al  suono  del  campanello  della porta  (blindata)  rispondo alzandomi e andando ad aprire.

Gesto istintivo, neppure il tempo di pensare a sbirciare nello spioncino per vedere chi voglia farmi visita.

In realtà lo spioncino, posto ad altezza del mio nanosguardo (siamo sul metro e zero otto) serve a poco: potrei osservare il girovita della persona che ha pigiato il campanello e nulla più.

Apro la porta (blindata) e vengo investito da una venere bionda dagli occhi blu, alta, decisamente alta se paragonata alla mia nanostatura (un metro e diciotto), un’altezza pari a 174 cm (facoltà dei nani è avere un misuratore interno che valuta, all’istante, con un margine di errore di pochi millimetri, l’altezza altrui, in modo che il raffronto con la propria nanitudine inneschi un’immediata e livorosa invidia).

La venera, bionda, alta, dagli occhi blu, non è un’apparizione mitologica qualsiasi, una delle tante belle donne che potrei incrociare vivendo in una grande città e frequentando luoghi pubblici, ma nientepopodimeno che Sharon Stone.

In persona.

174 cm hollywoodiani che hanno pigiato il pulsante innescando un driiiiiiin deciso e prolungato che mi ha portato, per fortuna, ad aprire istintivamente la porta (blindata) dell’appartamento.

Un accenno di sorriso che cela a fatica uno spaesamento da parte sua, lo sguardo blu che passa dalla pelata del sottoscritto alle porte (non blindate) dei tre vicini di casa, tentando una lettura dei nomi presenti sui loro campanelli (sul mio non vi sono indicazioni, nessun PuroNanoVergine a dichiarare il proprietario del bilocale).

Ho Sharon Stone di fronte, capisco che è in cerca di aiuto (escludo che abbia suonato con l’intenzione di entrare nel salotto di casa mia, di stendersi sul divano per pomiciare con il nano esterefatto che le ha aperto la porta) e non so che fare, paralizzato da un evento neppure lontanamente immaginabile.

Dovrei dire qualcosa, qualcosa che sia possibilmente intelligente, in un inglese comprensibile, una frase che possa colpirla (perché, in fondo in fondo, la speranza che invece abbia suonato con l’intenzione di entrare nel salotto di casa mia, di stendersi sul divano per pomiciare con il nano esterrefatto che le ha aperto la porta, fa capolino nel mio nanocervello bacato. Speranza, o illusione, che una frase ad effetto sia la formula magica che favorisca l’ingresso sharonstonico nel salotto) ma ho la salivazione fantozzianamente azzerata.

Tre ostacoli mi impediscono di emettere suoni intelliggibili: la presenza di una donna, e che donna in questo caso, inibisce la capacità di inventare battute spiritose; la scarsa conoscenza dell’inglese renderebbe ridicola la traduzione della battuta stessa; l’intelligenza di Sharon Stone considererebbe stupida una battuta da me ritenuta, al contrario, brillante.

Non sono solo i 56 centimetri di differenza a paralizzarmi, ma la consapevolezza che l’unica arma in mio possesso per poter far colpo (arma che in teoria mi permetterebbe di limonare con Sharon Stone sul divano di casa) l’arguzia, sarebbe facilmente disinnescata dalla sua intelligenza, visto che la star biondoblu detiene un Q.I. pari a 154 punti, 56 al di sopra del mio modesto 98. Per quanto possa credermi spiritoso e in grado di conquistarla con l’eloquio, finirei inevitabilmente per apparire oltre che un nano pelato dallo sguardo pescelessico, un idiota che farebbe bene a tacere per non peggiorare una situazione obiettivamente persa in partenza.

Sha… sha… sharon…?” balbetto.

Stone, Sharon Stone” risposta seccata della dea americana.

Can I ai… ai… aiut you?”

Sull’ “aiut you” i suoi occhi blu mi osservano schifati.

Ingeniir Marelli?”

Vorrei esprimere un pescelessico sguardo di disapprovazione sulla pronuncia da parte sua di “Ingegnere”, ma vuoi la naturale nanocortesia, mai rimarcare l’approssimazione in una donna, vuoi la sudditanza psicologica, mi limito a indicarle l’errore, non di pronuncia, ma di piano.

Not here, Ingeniir Marelli lives at terzo piano” pollice, indice, medio della mano destra alzati e movimento della mano dal basso verso l’alto a indicare che l’appartamento che cerca si trova due piani sopra il mio.

Thanks, mister…?”

PuroNanoVergine”

PiuroNeinoVergin?”

Sul Vergin, lo schifo espresso dallo sguardo blu si accompagna a una smorfia delle labbra rosso dipinte.

It’s a long storia.”

Sharon non ribatte, mi volta le spalle e inizia a salire la scala per raggiungere il terzo piano e lo studio dell’Ingegner Marelli.

La osservo ancheggiare, un ancheggiamento che ha effetto ipnotico sul nanocervello bacato.

Sharon in realtà non sale: ascende, scalino dopo scalino.
Quando la figura svolta ed esce dalla visuale, rientro in casa, chiudo la porta (blindata) e mi sdraio, emotivamente provato e stanchissimo, sul divano.

L’Ingegner Marelli?
Che avrà di così interessante l’Ingeniir Marelli?
Scuoto la testa.
L’Ingegner Marelli?
Mah?!
Mai stato simpatico l’Ingeniir Marelli.

Antipatia a pelle, finora motivata dal suo suo essere leghista, un leghista convinto e della prima ora.
Antipatia da oggi alimentata da una naturale e livorosa invidia tipica di noi nani.

martedì 6 novembre 2018

(Ec)citazione #17


Ma il quoziente di dolore di un individuo non è già abbastanza terribile senza amplificazioni romanzesche, senza dare alle cose un'intensità che nella vita è effimera e certe volte addirittura invisibile? Non per tutti. Per poche, pochissime persone quest'amplificazione, uscendo e sviluppandosi in modo incerto dal nulla, costituisce la loro unica sicurezza, e il non vissuto, la supposizione, impressa per esteso sulla carta, è la vita il cui significato arriva a contare di più.

(Il fantasma esce di scena, Philip Roth)

giovedì 1 novembre 2018

Halloween presidenziale


Suonano al campanello del Quirinale, Mattarella in persona apre la porta, due “bimbi innocenti” gli chiedono:
Dolcetto o Manovra?”

domenica 28 ottobre 2018

28 ottobre

Stanotte ho spostato all'indietro le lancette dell'orologio.
Per quelle della Storia provvede Salvini.
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