sabato 17 giugno 2017

Una missione umana su Marte...

... si presenta piena d'insidie e d'incognite che potrebbero mandare in vacca l'intero progetto.
Non ultimo, l'arrivare sul Pianeta Rosso, dopo almeno due anni di viaggio a dir poco pericoloso, e non trovarvi parcheggio.

sabato 10 giugno 2017

PucciPucciSbaciucchioni

Esco dall’ufficio e mi dirigo verso la stazione gustandomi le vetrine illuminate dei negozi.
La calda serata di metà giugno mi costringe a togliere la giacca, adagiandola con un movimento charmant del braccio, sulla spalla destra.
Raggiungo la stazione impiegando il doppio del tempo necessario a compiere il percorso.
Salgo sul locale semivuoto delle 19 e 35.
Mi siedo di fronte a una coppietta molto giovane, un lui e una lei adolescenti (sedici anni su per giù).
Mano nella mano.
Alla partenza il ragazzo allunga il braccio e accarezza la guancia destra della compagna. Il tempo di un sospiro femminile e i pochi peli della guancia sinistra di lui ricevono lo stesso trattamento.
Le mani si stringono con maggiore forza.
Momentanea quiete.
Ora è lei che si sposta un poco sulla sinistra per schioccare un bacio appena accennato sulle labbra del fidanzato.
Sorriso maschile seguito dal controbacio.
I due devono essere tennisti.
Al colpo di uno segue sempre la replica dell’altro.
Il secondo set inizia poco dopo Falcidiate.
Discesa a rete della Graf che affonda la lingua nella cavità orale di Andre Agassi.
Scambio bollente e prolungato.
Professionisti, senza alcun dubbio.
Al cambio campo imposto l’orologio nella modalità cronometro, in attesa del secondo tete-à-tete.
Questa volta Steffi attende a fondo campo l’assalto del partner.
Scatta la misurazione: 1... 2... 5... 12... 21... 32... 38 secondi e 96 centesimi!
Gran bel tempo.
Dopo il distacco accenno un sorriso verso la biondina che ricambia fissandomi dritto negli occhi, soddisfatta per la performance.
Un quarantenne con pizzetto e cappellino dei Chicago White Sox, turbato dalla scena, si nasconde dietro un giornale che finge di leggere (il quotidiano è girato sottosopra, in prima pagina la testa capovolta di Donald Trump, paonazzo in volto per il troppo sangue che sta affluendo: sensazione insolita per l'iperfrangiato Presidente americano).
Io mantengo un aplomb che ricorda l’imperturbabile chioma cotonata della Duchessa di Kent a Wimbledon.
Lo sbaciucchiamento mi lascia indifferente, al massimo provo un pizzico di invidia.
I due rientrano nella categoria delle coppie PucciPucciSbaciucchioni per le quali l'escalation dei sensi, lo scambio affettivo, segue una progressione a sinusoide.
Sorriso, carezza, casto bacio, bacio con rifrullo (punta della sinusoide) e poi, inesorabile, la discesa: casto bacio, carezza, sorriso, indifferenza e scazzo finale.
Steffi e Andre non sono l’eccezione alla regola.
Dopo il distacco delle mani è la ragazza a esordire.
"Ti sei ricordato il regalo per nonna Gerarda?”
"No, scusa, mi è passato dalla testa.”
"Lo sapevo, quando ti affido un compito finisce che te lo dimentichi, sempre.”
"Non l’ho mica fatto apposta, è che oggi dovevo portare la racchetta a fare accordare e quindi...”
"Ma non ne puoi acquistare una nuova di racchetta? Ancora con quel vecchio catorcio?!”
"Ci sono affezionato. Come te con nonna Gerarda.”
"E così la nonna vale quanto una racchetta d’accordare?”
"No, cioè, volevo dire, un po’ si. Dai, vieni qui, non te la prendere.” tenta un approccio, subito respinto da un passante lungo linea.
"Levati dalle palle.”
"Le palle!? Bella idea!!”
"?” Steffi perplessa.
"Già che c’ero al negozio di articoli sportivi ne ho comprato una confezione nuova. Pensi che alla nonna possano andare bene come regalo di compleanno?”
Non ho tempo per vedere la fine dell’incontro.
Devo scendere dal treno.
Lascio alla Duchessa di Kent, o al quarantenne dei Chicago White Sox, l’onore della premiazione.

domenica 4 giugno 2017

La Tartaruga CempionsLig

Mi immagino la Juventus nei panni di Achille, all'inseguimento della Tartaruga CempionsLig (nome strano per una tartaruga? Non più di tanto, se pensate che un ministro degli esteri si possa chiamare Angelino) che avanza lentamente lungo la strada, rassegnata a essere raggiunta dal velocissimo guerriero bianconero, pronta a caderne fra le braccia, vittima sacrificale.

Solo che, come nel Paradosso di Zenone, quando Achille tocca il punto dove la Tartaruga era in partenza, non la ritrova, avendo percorso nel frattempo l'animale un piccolo intervallo di spazio che la rende di nuovo non acchiappabile dall'iracondo inseguitore.

Il tallonamento prosegue all'Infinito: per quanto Achille corra, CempionsLig mette fra lei e il predatore quell'impercettibile tratto di strada che ne impedisce la capitolazione.

Forse tallonare non è il termine esatto da utilizzarsi: trattandosi di Achille ha in sé l'indicazione del fallimento dell'impresa o di una sua realizzazione che avverrà alla "fine dei tempi".

Ma no, non è così, il Paradosso di Zenone è in realtà fallato.

Non vi riporto la spiegazione matematica, ma l'immagine di Achille con la lingua penzoloni, i calli ai talloni doloranti e la Tartaruga CempionsLig che lo irride sculettandogli davanti senza mai farsi pigliare, non è un'immagine veritiera.

La cattura prima o poi avverrà (nota per tutti i gobbi depressi in un mattino uggioso e domenicale del giugno 2017: non assisteremo alla vittoria... la previsione ci dà la Terza Champions nell'intorno del 2130 – 2135).


Mi immagino la Juventus nei panni di Achille all'inseguimento della Tartaruga CempionsLig (nome strano per una tartaruga? Non più di tanto, se pensate che un ministro degli interni si è persino chiamato Angelino) che, in un ultimo balzo in avanti, le braccia protese in una presa plastica (quanto quella di Buffon con un pallone scagliato da Ronaldo... ok, non è l'esempio corretto) blocca l'animale, lo sculettamento d'improvviso a cessare, lo osserva con paterna serietà e, accarrezandogli il carapace, le sussurra:

"Birbantella, è l'ultima volta che scappi".

sabato 27 maggio 2017

L'urlo del giovane terrorizza le vespe

Dopo tre notti semi-insonni a rivoltarmi sul divano del salotto (la seduta leggermente inclinata verso lo schienale, il mio corpo a scivolare quando mi voltavo sul lato destro) ieri mattina la Salvezza si è materializzata sotto forma di una coppia di operai, il primo sulla sessantina, capelli grigi, mediamente mossi, fisico asciutto, tuta blu d'ordinanza, il secondo più o meno mio coetaneo (quindi giovane, a prescindere dalla data di nascita), fisico asciuttissimo, una specie di kimono (?) nero ad avvolgerlo, un paio di scarpe da tennis rosse, la suola bianca, simil Superga anni 80 (sul conciatino andante) ai piedi.

Un cenno di saluto da parte mia, non ricambiato, e poi rapido corteo, il sottoscritto, l'anziano, il giovane (a prescindere), verso la camera da letto.

Li accompagno alla finestra, con la mano indico una specie di chewing gum rinsecchito appiccicato all'inferriata, sul davanzale un animaletto altrettanto rinsecchito che dorme il sonno eterno dal giorno precedente.

"Ogni tanto, alzando e abbassando la tapparella, sento un ronzio, seguito dall'apparizione di una vespa che se ne vola via o..." indico la defunta "... stramazza sul davanzale."

"Ha una scala?" domanda del kimonauta, domanda che sottende l'implicito comando a trovargliene una, al più presto, da porgergli con deferenza.

"Gino, passami lo Strumento", comando, senza implicita domanda, rivolto dal ragazzo (a prescindere dall'età) dal kimono nero, all'Aiutante.

Nella mia inesperienza come disinfestatore di vespe mi immaginavo il disinfestatore munito di una sorta di Vaporella che sprigionasse gas mortali, tipo un nervino Novichok (ad hoc) per insetti ribelli, un aggeggio mediamente pesante, sfericometallico, dotato di una proboscide di plastica dalla quale fuoriuscisse il vapore mortifero.

Niente di tutto ciò.

Dall'Aiutante al Maestro passa, rapido scambio, una katana dal manico nero, la lama dorata lunga una cinquantina di centimetri, che risponde all'estrazione dalla custodia, con un luccichio, indotto dal Sole di primo mattino, promessa di Morte.

A consegna avvenuta, Gino sale sui primi gradini della scala, e giunto all'altezza minima necessaria per togliere il cassonetto dalla sua sede, chiede al Capo se possa procedere.

Lenta ispirazione, occhi chiusi, dell'Umo Thurmon di turno e poi, ordine secco:

"Levalo!".

Dal cassonetto escono d'incanto 5 vespe 5 (avanguardia colonizzatrice? Di nidi in costruzione nessuna traccia) che si muovono a zig zag, spaesate, ronzio fastidioso, all'interno della camera da letto.

Pauroso, mi allontano dalla finestra appoggiando la schiena alla porta della stanza, pronto alla fuga nel salvifico salotto, che mi ha ospitato le notti passate.

L'Aiutante mi segue, per quanto il suo allontanamento sia più tranquillo.

Il ragazzo dal Kimono rimane immobile, poco sotto la finestra, limitandosi a gridare:

"YAAAAA OOOO!"
"YEEEE UUUU!"
"TAAAA IUUUU TAAAAA"
"GAIOOOO IUKUUUU"
"ARI GA TOOOOO"

5 urla per 5 vespe, anzi, per 10 semi-vespe, le versioni originali affettate in parti uguali, a raddoppiarne il numero, dimezzandone il volume.

I semi-insetti cascano, uno dopo l'altro, sul parquet.

Mr. Kiddo osserva la katana, occhi inespressivi i suoi, per poi riconsegnarla all'Aiutante.

La medesima inespressività mi indica che possiamo tornare in salotto.

"La ringrazio infinitamente, mi ha salvato da un incubo che mi tormentava da tre giorni!".

"Settanta euro" la replica del Samurai.

Pago soddisfatto, non oso chiedere fattura, ma mi permetto, cautela e sottomissione ben in vista, ad avanzare una richiesta.

"Mi lascia un ricordo della katana?"

Occhi inespressivi, se si eccettua un barlume di curiosità circospetta.

Apro il frigo, estraggo il melone comprato la sera prima all'Esselunga e, passaggio laterale a mezz'aria, stile mediano d'apertura al 6 Nazioni, lo lancio in mezzo alla sala.

Kimono Nero strappa l'arma tagliente dalle mani di Gino, la estrae dalla custodia, ugolizza un:

"FIIIUUUUU TIUUUUU"

osserva, con ostentata indifferenza, il melone cascante e se ne esce dalla porta dell'appartamento (il fido scudiero subito dietro).

I miei occhi su posano sul melone che, nel frattempo, si è depositato sul pavimento.

Sembra intero, nessun segno apparente di taglio.

Mi avvicino (possibile che 5 vespe su 5 e il melone invece mancato?) lo sfioro con la mano destra, lo accarezzo, il palmo della mano sulla sua buccia un poco ruvida, nulla si muove quando, ecco, sì, sì, non poteva essere altrimenti, un lieve slittamento della parte superiore del frutto, indica l'esecuzione, perfetta, del taglio.

Separo le parti divise dalla katana, le ripongo nel frigorifero, nello scomparto verdure, una accanto all'altra: lì vi rimarranno, nei secoli dei secoli, indelebile ricordo del Disinfestatore Samurai.

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