domenica 29 maggio 2016

(Ec)citazione #9



Alla stazione numero 4, lo sapevo, doveva esserci la mamma. Ma quando il treno si fermò le banchine erano vuote. E nevicava.
Mi sporsi a lungo dal finestrino, guardai intorno e stavo per richiuderlo, quando riuscii a vederla: nella sala d’aspetto, rincatucciata su una panca, tutta avvolta in uno scialle, che dormiva. Misericordia, come era diventata piccola.
Saltai dal treno e corsi ad abbracciarla. Stringendola, mi accorsi che non pesava quasi più: un mucchietto fragile di ossa. E la sentivo tremare per il freddo.
“Dimmi, è un pezzo che mi aspetti?”
“No, no, figlio mio” e rideva felice “non sono neanche quattro anni.”

Così dicendo non guardava me, bensì fissava il pavimento intorno, quasi cercasse qualche cosa.
“Mamma, cosa cerchi?”
“Niente… Ma le tue valige? Le hai lasciate sulla banchina, fuori?”
“Sono sul treno” dissi.
“Sul treno?” e un’ombra di desolazione le calò come un velo sulla fronte. “Non le hai ancora scaricate?”
“Ma io…” non sapevo proprio come dirglielo.
“Vorresti dire che riparti subito? Che non ti fermi neanche un giorno?”

Tacque, sgomenta, e mi guardava.
Io sospirai. “E va bene! Lascerò che il treno se ne vada. Adesso corro a prender le valige. Ho deciso. Rimango qui con te. Dopo tutto, mi hai aspettato quattro anni.”
Di nuovo, a queste mie parole, la faccia della mamma si cambiò.
Tornarono l’allegrezza ed il sorriso (il quale però non emanava più luce come prima).
“No, no, non andare a prendere i bagagli. mi sono espressa male” supplicò.”Io scherzavo, sai. Io ti capisco. Non puoi fermarti in questo povero paese. Per me non val la pena. Per me non devi perdere neanche un’ora. É molto meglio che tu riparta subito. Assolutamente. É il tuo dovere… Desideravo una sola cosa: rivederti. Ti ho rivisto, adesso son contenta…”
Chiamai: “Facchino, facchino! (un facchino spuntò immediatamente) Ci sono da scaricare tre valige!”
“Macché valige” ripetè la mamma “Un’occasione come questa non tornerà mai più. “Tu sei giovane, hai da fare la tua strada. Presto, sali in vettura. Va’ va’” e sorridendo con fatica immensa mi spingeva debolmente verso il treno. “Per carità fa’ presto, stanno chiudendo gli sportelli.”
Non so come, con tutto il mio egoismo mi ritrovai nello scompartimento e mi sporgevo dal finestrino aperto, gesticolando per gli ultimi saluti.
(estratto da “Direttissimo”, Dino Buzzati)

4 commenti:

G ha detto...

Tu, Nano, fai bene all'anima! :-)

PuroNanoVergine ha detto...

G.
Grazie, il merito però è di Buzzati ;-)

stefanover ha detto...

tristissimo... bello, ma tristissimo.

PuroNanoVergine ha detto...

@stefanover
Sì, triste (come descrive con delicatezza, accennando solo piccoli particolari, la delusione della madre).
Benvenuto.

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