sabato 18 marzo 2017

Problema di cuore (o di metafora)

Potrei rovinare il tutto e al suo “Desidera?” chiederle una bella confezione di preservativi extralarge.

Lei strabuzzerebbe gli occhi, quel paio di eterei occhietti azzurri e io le risponderei con un silenzioso “Sì”, muovendo in su e in giù la piccola testa pelata, a conferma della richiesta del supercondom, un “Sì” seguito da:

“Akuel King Size. Sono nano e come ben sa, la regola della L, un metro e diciotto, d’altezza, basta fare due conti (a questo punto estraggo la mia calcolatrice scientifica, pigio un po’ di tasti a caso e) vengono fuori quei 27 centim…”

Potrei rovinare il tutto, ma non lo faccio, ora che l’incontro con la farmacista dei miei sogni è prossimo a realizzarsi, un incontro dove il sesso è bandito, dove a vincere è il romanticismo, i nobili sentimenti, la purezza, l’emozione, la devozione per una creatura dal viso angelico.

È venerdì.

Al quinto tentativo sarà lei, finalmente LEI, a servire il nano cliente che da inizio settimana tenta, invano, di avvicinarla, di conoscerla.
Ogni giorno, puntuale, allo scoccare delle cinque della sera, entro nella Farmacia Pedroni, prendo il numerino di carta che indica quale sarà il mio turno, mi avvicino al banco e osservo i dottori presenti, quali di loro sono occupati, chi al contrario è libero (LEI, fra questi?), quanti clienti mi precedono (fottutissimi rivali che me la potrebbero rubare), estraggo la mia calcolatrice scientifica, pigio un po’ di tasti, non a caso, ma applico la formula in base alla quale se moltiplico X (il numero stampato sul foglietto di carta) per Y (i dottori liberi) e poi divido per Z (i clienti che mi precedono), il tutto elevato al cubo, riportato a un valore più basso grazie al logaritmo in base 2 (i suoi occhi, eterei)… insomma, la faccio breve (tanto la matematica vi annoia, lo so)… premo con l’indice sinistro il pulsante dell’uguale (=) e ottengo il…

Lunedì
di parlare col dottorino, quello nuovo di zecca, i capelli rossicci e le efelidi, che al suo “Desidera?” si sente rispondere “Vorrei quel paio di ciabattine per i piedi piatti. Sa, non è mica bello essere nano e soffrire di piattezza plantare. Se metto a posto l’arco dei piedi, ti divento, minimo minimo, uno e trentaquattro.”
Lui strabuzza gli occhi e mi serve, dubbioso.

Martedì
di parlare con la dottoressa, quella seminuova di zecca, con la capigliatura punk, gli occhiali montatura viola, che al suo “Desidera?” si sente rispondere “Vorrei una bella barretta di carbone attivo. Sa, non è mica bello essere nano e andar matto per i fagioli, il latte, le castagne, l’avena, il lievito, i broccoli, i carciofi e i cavoli. Li frullo ben bene e poi tracanno il tutto in 4 secondi e mezzo. Solo che così finisco col flatulare. Ah, se flatulo, mi creda, flatulo che è un piacere!”
Lei strabuzza gli occhi e mi serve, schifata.

Mercoledì
di parlare col Dottor Pedroni in persona, l’alta e snella figura in cima alla quale svetta una chioma argentea, ben cotonata, onde morbide e regolari a conferirgli un tratto regale, che al suo “Desidera?” si sente rispondere “Vorrei una confezione 36 fialette di Tricoxidil. Sa, non è mica bello essere nano e per di più pelato. Ho deciso di dire basta alla piazza androgenica, alla tabula rasa capellare. Voglio diventare come lei, sfoggiare una maestosa criniera e con questa aprire una farmacia”.
Il Dottore strabuzza gli occhi e mi serve, preoccupato (per la possibile concorrenza?).

Giovedì
di parlare con la balenottera, non so se sia pure dottoressa, non mi interessa saperlo (o mi interessa quanto basta per essere certo che non prenda lucciole per lanterne, distinguendo, ad esempio, una confezione di Viagra da una di Guttalax), la balenottera dal camice bianco (il bianco ad accentuare la natura balenottoidale), che al suo “Desidera?” (pronunciato con voluttà, come se anteposto al “Desidera?” vi fosse un “Mi” sottinteso) si sente rispondere “Vorrei una confezione 48 pasticche di Viagra–No Dead Zone. Sa, non è mica bello essere nano e soffrire d’impotenza. Purtroppo neppure Miss Mondo in persona potrebbe risvegliarmi dalla pace dei sensi. A maggior ragione non vi riuscirebbe una balenottera qualunque.”
Lei strabuzza gli occhi e mi serve (lacrime copiose a rigarle le guance troppo paffute).

È venerdì.

Assente la balenottera (sarò stato troppo cattivo?), assente il Dottor Pedroni (dal parrucchiere per il consueto restyling pre-weekend), il dottorino impegnato con una cliente ultraottantenne (prossima alla morte, visto il monte ricette che gli ha consegnato), la dottoressa punk al telefono con un probabile fornitore, rimane solo LEI, la farmacista dei miei sogni che proprio in questo istante pigia il pulsante rosso, due cifre rosso digitali si illuminano sul display a led, un 92 che guarda caso corrisponde a quanto scritto sul bigliettino verde che ho nella mia mano (tremante per l’emozione).

Mi avvicino al banco e al suo “Desidera?” ho pronta la risposta, tenuta in canna per una settimana.

PNV            Salve, sono qui per problemi di cuore.
Farmacista Che tipo di problemi?

PNV            Beh, problemi, direi, di tipo, del, non saprei, del terzo, terzo tipo, direi. Sì, sì: del terzo tipo.

LEI mi osserva come si potrebbe osservare un nano demente (sapete, non è mica bello essere nano e soffrire di demenza).

Farmacista Non conosco problemi cardiaci del terzo tipo.
PNV            Mah, bah, sah, lah, pah…

Venendo incontro alla mia manifesta incapacità di intendere e volere, con aria compassionevole, la farmacista mi chiede:

Farmacista Non ha per caso una ricetta con sé?
PNV            La ricetta: è vero! La ricetta! Che stupido, me ne ero dimenticato!

Allungo il foglio tenuto in canna per una settimana.
Lei lo prende e inizia a leggerlo.

Io la osservo come si potrebbe osservare una Madonna delle Statine, consapevole che i suoi eterei occhi azzurri si stanno posando sulla seguente frase:

“Il problema di cuore è da intendersi in senso metaforico. Sono innamorato. Pazzo. Di LEI. Quando la vedo sento un tuffo al cuore, questo piccolo cuore solitario e spezzato. Un cuore malato per il quale, mi perdoni l’ennesima metafora, LEI è l’unica medicina possibile.”

Terminata la lettura, la farmacista evita il mio sguardo e con fare risoluto mi risponde con un:

Farmacista Attenda un attimo.

Si volta, dirigendosi verso uno degli scaffali che contengono le medicine.
Apre il terzo cassetto, partendo dall’alto, della prima fila.
In punta di piedi (è una farmacista mignon, il mignon a conferirle quel fascino da Piccolo Cerbiatto degli Eccipienti) scruta all’interno del cassetto e poi, un sorriso sulla boccuccia di rosso rossettata, estrae una confezione bianca, immacolata, se si esclude una striscia gialloblu e due scritte, nera la più grande, al di sotto una azzurrina, che non riesco a decifrare.

Torna al bancone.

Farmacista Ecco, tenga!

Nano preso in contropiede.

PNV             Smetaforil.
Farmacista Smetaforil, esatto.
PNV            Smetaforil? Mi scusi, ma perché dovrei prendere questo…?
Farmacista Ho letto la “ricetta”.
PNV            E cosa ne pensa? Sa, attendo con trepidazione la sua risp…
Farmacista Non è un problema di cuore.
PNV            No?
Farmacista Lei è affetto da ipermetaforia.
PNV            Iper… che?
Farmacista Troppe metafore. Ne ho contate almeno cinque in tre righe.
PNV            È grave?

Farmacista Un po’, ma non si preoccupi. Basta prendere lo Smetaforil, due volte al giorno e guarirà.

PNV            Davvero?
Farmacista In un batter d’occhio.

Sgancio i 9 euro e 55 centesimi per la confezione, non rispondo al saluto del mio amore, ormai svanito, e faccio per uscire dal locale quando, proprio sulla soglia della farmacia, un dubbio si insinua fra i miei neuroni scombussolati.
.
Lo Smetaforil va preso prima, durante o dopo i pasti?

Sto per fare retromarcia, tornare da LEI e chiederle, non la mano, ma spiegazioni, quando un’occhiata più attenta alla confezione risolve il piccolo dilemma.

Mi ero fermato alla lettura dello Smetaforil, poco sotto però vi era la scritta azzurrina (come gli eterei occhi della farmacista), una scritta, anzi, una parola semplice semplice, comune, che esce, sussurrata, dalla mia bocca ormai depressa.
“Supposte”.


3 commenti:

CirINCIAMPAI ha detto...

Supposte.
Per un finale fuor di metafora.

Giulia ha detto...

Scaltra, questa farmacista :)

PuroNanoVergine ha detto...

@CirINCIAMPAI
Nessuna metafora, purtroppo.

@Giulia
Scaltrissima ;-)

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